Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Il libro è online!

Clicca sulla copertina per ordinare la tua copia

Diffondi il calore!


La poesia deve raggiungere tutti!
Copia il codice del banner e inseriscilo nel tuo spazio: diffondi il calore fino agli spigoli del Web ;)






Potete leggermi anche qui

Rosso Venexiano Salotto di Poesia Letteratura Pittura Fotografia





Friends of mine

Ladylunaa


Morphea





















Frammenti controluce

Una rassegna di haiku realizzata dal sito di Altramusa in cui campeggia il mio contributo... (Ingrandire per visualizzare meglio e usare il cursore azzurro in basso per navigare nel minibook)


Una grande antologia, un'iniziativa di beneficenza: da non perdere


Antologia de La Mente e il Cuore

clicca per acquistare

oppure scrivi a
lamenteeilcuore@gmail.com

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

Registra il tuo sito nei motori di ricerca


Visitato *loading* volte totali secondo Splinder



martedì, 29 aprile 2008

Il cecchino


Ho promesso con te

di fare il lavoro sporco di Dio,

portarti in cielo

per un istante di tempo infinito.


Una luce rossa e una croce greca

dallo Stinger mirano al tuo petto vivo:

lo seguo quando sfatta posi

nel letto già spento che si fa sicura,

quando schizzi nella gravida fretta

di Milano con identica attitudine.


Ma non posso staccarti

i miei sogni dal corpo

inerme. Ho promesso

di portarti un metro oltre

l'attico delle mie attese,

suprema vetta di quando preda

depredi della grazia

e resta un timore avvinto alla resa.


Come se ancora tu non fossi a tiro,

latita lo sparo. Vorrei soltanto

sbagliare lontano con te

vicino. Avessi il cuore

di ucciderti per certo punterei

al mio deforme cranio d'assassino,

spargendomi nella breccia

di ruvore fatta avvezza, gentile.


L'indice tace... Tu sei

il solo motivo ed io

il morto che cammina,

infermo nell'ironia

di un girone d'inferno

ad un piano di ascensore dal paradiso.


Non aver paura, amore. Ho promesso

che ti porterò via da questo cielo

di lacrime, perché, nella mia mira

migliore, altro per noi non vedo

che questo

destino.

 

 


sgocciolato da: Dax82 alle ore 14:07 | link | commenti (4)
categorie: stranizze d amuri, ematicamente
mercoledì, 23 aprile 2008

Il precettore e il cartiglio

 

deviantart

Fresca goccia d’ambrosia baciata
dall’Occhio in estasi di Ra.
Ho trovato il tuo Vero Nome
inciso. Ne erano custodi
croniche polveri bionde
presso le ludiche rive del Kagera.

Ho affrescato il Ramesse del Sole
all’ombra in cui si gongolava,
onesta, la tua bellezza regale,
poi fra le crune degli ankh
i raggi di una luna eterna
nella tua pelle di sacro serbata.

Ho ammirato il tuo potenziale
in un cartiglio caduto alle grazie
delle sabbie di Abu Simbel.
Ma ero solo uno scriba,
nel tuo Regno antico un braccio
di indurito e magro valore.

Torno a cederti la postera vita,
mia Regina, Voi capirete:
se l’anima sopravvive,
il mio destino è seguire un nome,
quella firma non ancora sbiadita,
una promessa scalpellata in cuore.

Un giorno forse
rinascerò Ramesse
e sarò lì ad attendere
con in mano quella stessa
argilla di passione,
lì, dov’era concessa

un’ora di volo ai tuoi calzari,
per liberarti al seguito
delle mie scostanti,
scolastiche parole,
tu così tanto più amata
di un’allieva, Nefertari …

 

domenica, 20 aprile 2008

Forme di fiato




[Ci sono forme di fiato

roridi filtraggi di luce

sedimentare nell’alba


|| Presta la memoria

nel segregare le membra

dal cinguettio bellico -

dal traffico inurbano -

sembra || Si apre a tenui sfili

e  strappi - farraginoso -

un tepore breve

dipanato da rocche:: corpi

ancora ansanti di cera

stesa in risacche di umidi

e  profusi inviti... ||


la mia pelle ti cerca

avanza nelle cuspidi

di questa notte che si fa inizio.

Sento ancora quelle dita percorrermi

lavarmi di piacere

nell’attimo poco prima del sonno

-e si fa giorno

sull’inchiostrata avarizia di labbra-]


Morfea77 e Dax82


sgocciolato da: Dax82 alle ore 18:23 | link | commenti (6)
categorie: collaborazioni, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism
venerdì, 18 aprile 2008

Disappunto






Disappunto:
oh non avrei dovuto per il tuo piacere
tenerti lontano da me sino a tanto,
o farmi piacere e lasciarti al mio fianco
finché non ti avessi quasi dimenticato
per baciare l’egoismo amaro.

Disappunto,
la piaga di un rapporto da gustare in sottodosi
non faccia giudicare così presto o condizioni
il pensiero al punto da lasciare le catene
di un vincolo ad anelli che ci lega
insieme, improvvisato, fuori-presa.

Disappunto,
la cieca delusione piano annega il nostro cuore,
la rabbia perché data la peggiore
manifestazione, ma nel corso quel legame
non s’è sciolto più di qualche istante gramo.
Sappiamo di star male nella morsa dell’errore.

Disappunto
sull’eco troppo acuta di una lieve incomprensione,
girarsi incamminarsi senza ritagliare il tempo
per una spiegazione, eppure il giorno s’alza in volo
quasi indifferente mentre sfumano al pensiero
disegni che sembravano prendere corpo

appena ieri, e tu prometti di non dare
via quel sogno, che c’è ancora in qualche modo,
fallo presto ed al più presto
sarò da te, lo rivedrai dov’era, perché puoi
spezzare il disappunto con la grazia
che hai, che puoi concedere se vuoi.

sgocciolato da: Dax82 alle ore 12:39 | link | commenti (6)
categorie: ballate, stranizze d amuri, ematicamente, --- tutta la poesia ---
domenica, 13 aprile 2008

ego sum

t-Klimt_Sea_Serpents_IV__detail__by_Gustav_Klimt1

Eccoti finalmente.

Preso il tuo posto

Odissea ci racconti

non priva di vesti

asciugate di pianti

 

macchiate le mani avevi

di sangue e quei grumi

suadenti sporcarono

i lembi, sapore di

ferro, ricordi offuscati.

 

Sul bivio sedevi

rodevi disfatta per

i gaudenti traguardi

raggiunti e piangenti

di amaro ricordo.

 

Poi languida osservavi

le cime dei monti

distanti e frigida

ascoltavi gli echi

dei cori abbaglianti.

 

Pensavi, bastarda

che nulla serafica

ti avrebbe solcata ti

avrebbe sedata presa man

giata con morsi strappata

 

eppure sei stata, seduta

abbracciata agli arbust

ti più antichi graffiando

ti il volto tagliando

ti il fiato

 

che rotolò lontano.

Affanni. Ma adesso

Rieccoti finalmente.

 

Che il sole continui

a scaldarti e la

luna a pregnarti

 

di nuovi sogni

ed eterne speranze.

Dolce creatura d’immenso tramonto.

 

 

sgocciolato da: merry1319 alle ore 21:10 | link | commenti (4)
categorie: allo specchio, momenti di gloria
venerdì, 11 aprile 2008

Polittica



immagine dal web




Rotto così, lo stivale

rivà ai pesci:


trovi al mercato

perlopiù noti surgelati

e qualche microcefalo

con l'occhio brillante,

pur essendo da tempo una salma.


La scelta non è mai

causale, e usiamo lo stivale

per lanciare i dadi,

magari dare salario,

per voti, al parentado.


Ma è sempre un porto di mare:

siamo amici per un giorno,

facciamo i pesci morti anche noi,

ci vendiamo in chiacchiere,

attiriamo le zanzare.


Un miliardo e mezzo di genii

dice: “ogni popolo ha il governo

che si merita”, e “addestra

un uomo a pescare

ché avrà da mangiare sempre”.


La rimostranza sulle fregature

direi che ha poche scuse.

Nuotiamo in queste alghe

o cambiamo negoziante.

Tanto con la nostra canna


lo stivale rotto, non si sa bene

come, torna sempre a galla.



sgocciolato da: Dax82 alle ore 14:38 | link | commenti (7)
categorie: ironic, historia magistra vitae, --- tutta la poesia ---
giovedì, 10 aprile 2008

Inspiritus




immagini da deviantart.com



Siedi. Qui non c’è.

Ora è, di espellerti fuori:

ugole, timpani prima

non siano pregni linguaggi

né cavi. Ma foschi

rumori.


Chiudi gli usi. Fronde

fuse fanno l’aria

in membrane fiati

di meduse. Quel suono

non si ode in frasche oltre

uguale. Ma si stana

dagli adesso stronchi

vapurei tuoi espiri

larghi. Distanti.

E tutto è un richiamo

serico filante

di giri, usci,

calli oscuri connessi,

basite emanazioni.

Silenzi.


Torna. L’asperso ti squinterna

adesso. Stringi l’esempio

saggiato, e pensa

a terra, dove un punto

rammenda il suolo fra l’erba.

Vedi? Non serve che tu

cerchi, si riversa

di termiti bianche:

seguitano senza dissensi,

aghi le une, le altre.

Le senti, per questo è segnale

a loro largo e presente

del tuo violante stormire:

rilasciale, o lasciale piano

abituare.


Scala i verdi all’ocra. C’è, vicino,

un secco di libera foglia

che ha scelto radici ai rami

nutriti per nutrire. E ancora porta

sulla scorza dura di lontane

conchiglie

la proporzione

di dio, l’oro di phi.

Il testo. L’ombelico.

E tutto è un disegno

fatico di cori, e viaggi

lividi, colori immersi,

linfatiche stazioni.

Parole.


Ovunque è.

Ogni grano più tenue

parla di te, e non te n’eri

arreso. Schiudi i pori.

Degno sui nudi

steli, in spirito contieni

ora il senso

dei rumori.

 

 


sgocciolato da: Dax82 alle ore 14:33 | link | commenti (3)
categorie: canti universali, mystica et profana, --- tutta la poesia ---
mercoledì, 09 aprile 2008

L'annuncio atteso

Gentili lettori,

sono lieto di informare che il mio libro d'esordio è disponibile online. Basta cliccare sulla copertina nella colonna di sinistra per prenotarne una copia fino ad esaurimento scorte.

Presto sarà inoltre disponibile in formato pdf, da scaricare gratuitamente da qui, un estratto dei miei componimenti dal titolo "Frammenti di calore" (tenete d'occhio le info). Esso conterrà, oltre ad alcuni lavori significativi tratti da "Il calore sugli spigoli", nuovi e inediti. 

Questi ultimi sono sotto licenza CC3.0 come tutto il materiale presente sul blog. I diritti d'autore e di pubblicazione sono riservati. Le idee non hanno prezzo, e il loro furto è per me imperdonabile e motivo sufficiente di accanimento funesto sugli sciacalli :) . Si raccomanda pertanto, qualora si abbia intenzione di fare citazione degli inediti, di menzionare l'autore (nome, nick e link della fonte, ovvero il blog stesso di provenienza che non è necessariamente questo) e di riportare l'opera nella sua integrità. Le opere tratte dal libro, invece, non possono essere in alcun modo riprodotte senza mio previo consenso. Detto questo...

Enjoy! Un saluto festoso :)

Dario Rizzo

sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:28 | link | commenti (2)
categorie: presentazione, --- tutti i resoconti ---, - highlights -

Sbavature

La tecnica del conflusso.


Ammissibile solo in poesia, non credo sia una tecnica mai usata in modo sistematico, forse perché difficile da gestire. Inoltre, se ripetuto, questo meccanismo altera la costruzione dei versi e delle frasi e ha delle interessanti conseguenze.

Consiste nell'attribuire un doppio valore a un termine dal punto di vista grammaticale, sintattico o del periodo. Questa figura retorica è in alcuni casi detta "anfibologia".

Qualche esempio: Il fuoco consuma legna si fa cenere nel camino. "legna" può essere visto come complemento oggetto della prima e soggetto della seconda proposizione al tempo stesso (caso sintattico, il più semplice). la tenda azzurra color cielo la casa. "azzurra" può essere visto come aggettivo o come voce del verbo “azzurrare” (caso grammaticale, richiede parole che si prestino al doppio uso o qualche artificio letterario). E' infine possibile anche usare congiunzioni o avverbi con una forma ambigua. Uso il pc e la tv non mi fa compagnia. Se ci si fermasse a "tv", la frase avrebbe un altro senso, affine ma non uguale, e con la versificazione non punteggiata, i due sensi possono essere sovrapposti (caso del periodo). Tutto questo per arricchire di significati i versi e condensare la scrittura.

Il risultato è un torrente di concetti, un unicum che può quasi svincolarsi dalla punteggiatura. 

Ho chiamato questo artificio 'conflusso' perché le frasi fluiscono insieme lungo il testo, e perché le parole, per così dire, doppie o ambigue, sono i punti di confluenza di queste frasi, un punto breve in cui queste si confondono. Credo che questo artificio sia interessante per gli effetti che produce. Quello che segue è il mio primo esperimento, in cui sono presenti anche varianti a quanto su riportato. Ho indicato le parole di collegamento fra underscores.









_Scoppi_ approcci di combusta

resina snocciolano

imponderabili

_lingue_ smanianti

irretiscono l’indomito

_animo_

venti nel dì_ossido_

lancette pirografiche, uno

_scolo_ il quadro

patema di incontrarti


_sùbito_ ti bussa

alla _porta_ ammanigliate

leve scarlatte chiazze

di _sangue_ evidenzia

la tua pelle _altrimenti_

bianca

incalza la _caduta_

non è che spatola di_rami_

ruggini di_mora_ di attardate

sedotte interiora e_mani_


sbavature.

mercoledì, 02 aprile 2008

Akachi, il Traditore

Antefatto


La composizione in versi è ispirata al seguito del videogioco di ruolo fantasy “Neverwinter Nights 2”, dal titolo: “La Maschera del Traditore”. Lo consiglio agli amanti del genere, dopo averne giocati tantissimi posso dire è un capolavoro assoluto, con una storia complessa, emozionante, che costringe a delle profonde riflessioni. Ho preparato un breve sunto solo di alcuni aspetti salienti della trama che spero siano interessanti e utili alla comprensione del testo.


Akachi, orfano accolto in un tempio in onore del primo dio dei morti, Myrkul, si prodigò nella fede, e crescendo, giunse al rango di Alto Sacerdote, massima carica nel suo ordine religioso, col significato di prescelto del dio nonché sua espressione sul Piano Materiale.

Il fervore di Akachi, fino ad allora insuperato tuttavia cedette di fronte ad un evento che visse come un tradimento da parte del suo dio: aver saputo dal dio stesso che alla sua sposa, che era la Fondatrice dell'Accademia dei Maghi Rossi di Thay, in morte non sarebbe stata concessa la grazia. Ella infatti era atea, e la legge divina condannava le anime dei miscredenti a consumarsi dolorosamente, perdendo pian piano il senno e i ricordi della vita, fondendosi, fino a diventare masse informi e insenzienti, al muro di cinta (detto Muro dei Miscredenti) della Città del Giudizio, una città che rappresentava una sorta di 'collante' nell' equilibrio dei mondi. Qui, alle anime, che assumevano sembianze materiali, veniva assegnato un destino ultraterreno.

Un destino, nella fattispecie, persino peggiore di chi aveva servito una divinità della distruzione o del caos. Una sorta di contrappasso che consisteva nell'utilizzare l'anima dei miscredenti come mattone per consolidare la necessità morale della fede. Akachi, in virtù della sua posizione ecclesiastica, sperava che alla sua amata fosse almeno concessa un'eccezione, la salvezza da questo oblìo lento e terribile. E quando se la vide negare, non lo accettò, rinnegò la sua fede ben sapendo per via della sua conoscenza religiosa il destino che sarebbe toccato a lui per il tradimento e a lei per la mancanza di fede: radunò un esercito e indisse e guidò una crociata contro la divinità per porre fine a questa ingiustizia, dopo aver trovato un portale che lo conducesse alla leggendaria Città. La Crociata del Traditore, come fu poi ribattezzata, fallì e Akachi fu punito da Myrkul con la maledizione del Divoratore di Spiriti, che lo costringeva a nutrirsi di spiriti viventi per preservare la sua vita e saziare una fame dell'anima, come se parte di essa gli fosse stata strappata e quella dovesse rimarginarsi di continuo. Ma questa fame interiore era destinata a crescere e alla fine lo uccise. La natura divina rendeva tale maledizione molto potente: l'anima del Divoratore migrava di vita in vita, trasformando più o meno rapidamente i possessori in bestie affamate di spiriti e fuori controllo, nella migliore delle ipotesi costretti a 'pagare' dazio mietendo delle vittime scelte. All'interno di questa malattia si conservavano i resti malconci dell'anima di Akachi. Per preservarli in un disperato gesto d'amore, molto tempo dopo, la longeva arcimaga e Fondatrice dell'Accademia la fece migrare nell'eroe protagonista (dopo aver salvato la vita di quest'ultimo estraendo un frammento di spada dal suo petto), nell'ipotesi secondo cui, essendo un condottiero di valore, avrebbe forse trovato il modo di debellarla o di controllarla e renderla innocua per gli altri.

L'Accademia era un luogo di manipolazione delle anime, in cui la Fondatrice riuscì anche a clonare una parte della sua anima inserendola nel corpo di una giovane allieva, Safiya: tra lei e l'eroe nascerà una storia d'amore che replica le orme di quella tra la Fondatrice e Akachi. Al tempo della storia, che è secoli dopo la Crociata di Akachi, la fede in Myrkul si era quasi estinta lasciando posto a quella per un nuovo dio dell'oltretomba, Kèlemvor, nuovo abitatore della Città del Giudizio. Intanto il fratello di Akachi, Ariman, allevato con lui nel tempio secoli prima, mago dell'Accademia e rivale della Fondatrice, cercava di possedere questo potere perché aveva un piano personale per sbarazzarsene, e se in un primo momento si era limitato a studiare il comportamento del Divoratore di Spiriti, dopo decise di affrontarlo. L'eroe, invece, convinto della possibilità di una cura (anche perché rinunciare a quest'idea significava rinunciare alla propria vita ormai compromessa dal morbo) incontrò la Fondatrice prima che Ariman potesse ucciderla, e fu lei a raccontargli molto sulla natura di questo male. Quindi fu costretto a indire una nuova crociata ripercorrendo in parte le orme del Traditore, entrare nella Città del Giudizio stavolta per recuperare la sua anima che stava andando perduta nel Muro per effetto dell'opera della Fondatrice di 'scambio' delle anime. Kelemvor non poteva sciogliere la maledizione di Myrkul, tuttavia, colpito dall'audacia della sfida lanciatagli da un mortale, scelse di aiutare l'eroe di Neverwinter a modo suo, indicandogli dove fosse l'anima originaria nell'immensità del Muro. Infine, nel ricongiungersi delle due anime nel suo corpo, l'eroe cadde tramortito e affrontò un viaggio nei sogni, nelle sue paure, nelle paure di Akachi, rivedendo il volto degli amici e nemici morti, accompagnato dal suo pensiero più forte, Safiya, la sua amata, fino a estinguere l'ira di quel guscio vuoto che era ormai divenuto l'anima consumata di Akachi, guarendola infine e tornando in sé.


Poiché si tratta di un gioco di ruolo con scelte che possono modificare il destino della storia in modo consistente, aggiungo che la mia è andata così, ma erano certamente possibili molti percorsi differenti.




Neverwinter Nights Logo


Akachi, il Traditore.



Primo Akachi, il Traditore tradito,

escruciò furente i cancelli iniqui

della Livella del suo Dio

Grigio

di cui era il prescelto, e maggiore

figlio,

quando per la difesa

dell'Equilibrio venne decisa

la sorte di favilla ultraterrena

di lei, ancora fresca, amata

e ribelle,

gridando alle disperate orecchie

del suo sposo vendetta

per la grazia non promessa.


Messa al muro per l'oltraggio in vita

nella Città del Giudizio,

monito dei vivi impenitenti,

aggio avrebbe fatto

a chi, prima di lei, scelse

un alto profilo verso gli Eterni,

in gemiti asciugando

lentamente

i suoi ricordi e la ragione

in una gestazione senza fine,

immobile vessillo di lamenti.


E Akachi divenne il Punito,

assorbito da dentro

nella sorte di libagioni

spettrali, perché tarda

fosse la più infima ora

e corporale delle morti... Il male

ebbe sequela, lungo un sentiero

di fame. Gli occhi di Safiya,

discepola di Thay

rediviva

brillano della gemma

della Fondatrice,

che all'ombra dei solfeggi arcani

scisse la sua luce per amarmi

ancora con gli occhi di sua figlia

(anima colata gemella

di sempre e sangue di mai)

e infuse la piaga per salvare

quell'anima consunta e dannata

fra la pieghe salde della mia carne.


Ed io, traditore Tradito

dall'amore con cui peregrina

la Brama del Divoratore

mi scelse, ho venia per chi d'amore

mi maledisse a vita. Provo

a eradicare il mio destino

dalle mani di pietra sibilante

e cave ossa del giudice defunto,

che stringono l'anima nel Muro.

Sacrilego.


Indosso la maschera onirica,

fatidica porto l'in-signa

di chi in fondo non ha scelto

di amare ma stretto

a patto con incubi pregressi

e con gli stessi

errori del passato,

per lei sfidò gli dei

che ci vorrebbero

genuflessi

o forse audaci...


Rivivono dentro di me

lo spirito nero, la Fame di Akachi

interna, come speranza

che infinita morde

anche per chi non ha voce

né memento del proprio nome:

non c'è cortina che non abbia

mattone

fallace.

Ghermirò l'anima primeva

di quell'arbitrio che nel cuore

soggiace, rugge e vince

istintuale. In sembianze umane

mi attende Kelemvor, infine:


sorride, l'ho sconfitto

e con lui il recondito Terrore

per esumare

dal furore di vestigia

esanimi una pace

possibile anche dentro

una ferita

ancestrale.

Ho strappato il mio momento

alle clessidre della sentenza:

me ne andrò, un giorno, sì,

ma non senza la Dama

Rossa

che nascosta parlava alla mia mente,

che mi estrasse dal petto la scheggia

della Spada d'Argento, a sprezzo

del rischio, sussurante alla mia mano

trepida: “Per amore” - in dormiveglia

ripetei le sue parole - e senza requie

né timore amò anche di me

l'infezione temuta e blasfema.


Solo la tua indifferenza

alle umane azioni

sgomenta.

Trema, adesso

Signore dei Morti, trema:

quando l'amore mi sostiene e sprona

non c'è nessuna morte o dannazione

che tenga.



coffee break :)

Sorry, you will need the <a href="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer/" target="_blank">Flash Player</a> to play this game.
Add Games to your own site

Sorry, you will need the <a href="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer/" target="_blank">Flash Player</a> to play this game.
Add Games to your own site




Visitor Map