Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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venerdì, 27 giugno 2008

Mediamente disturbato



Ecco i risultati del mio test sui disturbi della personalità. Evviva, ne ho moltissimi  (che lottano fra loro per assumere il mio controllo) : un po' narciso, quindi ho un'opinione a dir poco ottimista di me e sono esigente in amore; con deficitario riguardo per i diritti altrui (abolirei quello di parola in effetti, un diritto davvero inutile, ma solo per taluni) e in particolare con notevoli stramberie di pensiero e/o comportamento (stramberie credo sia riduttivo)
. Credevo però di essere assai più paranoico... In compenso, rifuggo il centro dell'attenzione. Quindi, tirando le somme: chi non mi sposerebbe? ahahah (sarà affidabile questo test? ma soprattutto, saranno oneste le mie risposte? beh non lo sapremo mai)


Personality Disorder Test Results
Paranoid |||||||||||| 46%
Schizoid |||||||||||| 46%
Schizotypal |||||||||||||||| 66%
Antisocial |||||||||||||| 58%
Borderline |||||||||||| 46%
Histrionic |||||||||| 34%
Narcissistic |||||||||||||| 54%
Avoidant |||||||||| 38%
Dependent |||||||||||| 42%
Obsessive-Compulsive |||||||||||| 42%
Take Free Personality Disorder Test
personality tests by similarminds.com



sgocciolato da: Dax82 alle ore 20:50 | link | commenti (4)
categorie: allo specchio, ironic, --- tutti i resoconti ---
giovedì, 26 giugno 2008

Gamma piatta



C’è gamma piatta.

Arruffato, il ciuffo di un pennello
non sa più frastagliare il fremito
che saettava poco addietro sulla spina.

Accade quindi
che l’oltremare metta ancoraggio
sulle gambe aggravate,
che il magenta delle creste di gallo
dia appena un senso al capriccio
delle folate:
non servirò di nuovo come sparviero
a ravvivare la preda nella caccia;
non ha eco il suono del tuo godimento
che ancora m’intrattiene fuori
dalle mura del presente immediato.

Muovendo all’inverso del tuo sentiero
spietrato,
rincaso alla miseria di quel
me stesso, stanca di conoscersi
fin sui capelli,
di recidere l’esile filo di vetro
a vincolo d’ogni disegno creduto.

Quando affondi i tuoi misteri
nel buio, sono urne di polvere versata,
si estinguono le tinte, la certezza del certo.

E c’è una tela ad attendermi, lacera e fallata.




hermit part1 by ~moonjava
martedì, 24 giugno 2008

(senza titolo)


[-Come una puttana svenduta
arranco la notte
sui marciapiedi di terra
e di sangue rappreso a
cui predicare il silenzio
e l'infettivo pensiero
che mi vomitasti addosso
nelle ore di letto e dolore-

gratto con l'unghia
quel destino che mi fa zavorra
ed ansima sul petto

-perdo il desiderio
ad ogni sportello che tonfa
come accetta sul tempo-

se fossi più rosa
sarei la spina che sul palmo
segue la linea di una vita
putrefatta da lacrime
se fossi meno dolente
crederei nelle tue illusioni
rendedole mie
in questa danza di ossa
e preghiere-]

Usando le speranze a lungo
scucite di scurume agli enzimi
redivivi, nutro la morte
delle mie, ti squamo come
arnese di bilanci e di rese
nel crogiolo di epidermica
fiacchezza, che inonda
il debito ai primi stenti.

Vesto la voglia di un clangore
alieno che non meriti ma ti
si aggrappa, dissodando i nervi

-la perpetuazione
va svanendo dell’atto ma più
del motivo-

Come un officiante aduso
alla sua messa nera
potrei estinguermi di soli rimorsi,
stilettando le reliquie del tempo
terminato, nell’indecenza,
nel cieco bagliore di un godere che non
viene, ma si allontana ad ogni
fiaccola accesa, come un fottuto spettro
nello strapparsi apparente della sera.

Morfea77 [] + Dax82


 
lunedì, 23 giugno 2008

La stanza di Savarn



(Avviso: il brano ha un contenuto esplicito)

Motel de la Plaza, suite 618, ore 14:54 di un giorno d’agosto. Diario vocale di Eric.


Anche questa Nancy... no, deve aver detto Jessy... comunque se n’è appena andata. Da come faceva ballonzolare il suo culetto alto, raccolto e molto meno coperto di come ce l’aveva mia sorella all’età del punk che forse è la sua stessa, dal fatto che è uscita dalla porta saltando e sorridendo con le lacrime agli occhi ad almeno venti centimetri sopra il tappeto, direi che le è piaciuto parecchio e che dopotutto ho ancora qualche colpo da sparare anche a luci spente. Forse le ha fatto male, ma chissene importa... non le capiterà mai più di farsi il chitarrista dei Night Ravagers, e vivrà nel sogno tutta la vita, nel sogno le sembrerà che sono il più grande amatore e uomo del mondo con l’arnese più grande dell’universo, eccetera, eccetera. Vantaggi dell’essere Eric Savarn, certo, ma soprattutto un mucchio di balle. In ogni caso, per oggi meglio che non chiedano permessi speciali per questo e per ogni altro genere di ‘autografi’, perché temo che le manderò al diavolo anche se sono belle come il peccato. Oggi la storia mi troverà sul tappeto con la testa sfondata. L'inserviente che verrà alle 8 di sera a chiedermi se voglio del cognac del cinquantasette, non sentendomi rispondere, chiamerà prima il mio caro Eno (che oggi non ho contattato né invitato qui) come da me disposto, e non trovandolo perché si sarà già scopato una e poi fatto come una spugna per darci dentro ancora, chiamerà la polizia lasciandole l’onore di farmi rivivere nella leggenda. In effetti, si sentirano probabilmente le solite stronzate, che era il solito sosia mitomane mentre quello vero si è ritirato a vita privata in un ranch nel New Jersey, e qualcun altro lo ha visto contemporaneamente a Tokyo, a Ground Zero e a parlare con la salma di Fidel. Che credano quello che vogliono, vivo o morto, non fa alcuna differenza.
Ho sempre amato i motel. Non ci sono i soliti stronzi che fanno domande giù nella hall, anzi, la discrezione fa sì che spesso i clienti ritornino. Nessuno pensa che ci possa essere un Eric Savarn fra loro, men che meno che abbia comprato la suite ad angolo al sesto piano, che dà sulla piazza. Nessuno pensa che l’ho scelta perché sono nato in questo stesso mese del sessantuno, come recita la targhetta dietro la porta. Anzi, un giovane pazzoide occhialuto una volta lo scoprì: quando si presentò, entusiasta della scoperta, mi fece pena, ma lo ammirai perché nella vita non aveva fatto altro che seguire la sua follia. Tuttavia dovetti far dire a Eno che qui non c’era nessun Savarn. Chi mi riconosce nonostante - o forse ringraziando - i Rayban neri e il cappello da becchino, si stropiccia gli occhi senza il coraggio di parlare, qualcun altro grida il mio nome e cognome, che ormai non uso più - sentirlo nemmeno mi fa voltare - riferendosi senz’altro al vecchio mago della Stratocaster ES4 personalizzata e distortissima che ha dopato centomila pazzi la sera prima, di certo non a me. Gli amici infatti mi hanno sempre chiamato il Lungo e chi non mi chiama così, di me non sa un cazzo. Però, nella loro innocenza, ci hanno beccato su una cosa: questi due demoni stanno in un corpo solo. Oggi è un bel giorno per morire.
Per tutto il tempo, ho girato in questo pianetino alla luce o all’ombra. Voglio dire, c’ero, non c’ero, all’ombra sì, sotto la luce anche, ma tutte e due le cose mai, mai che si incontrassero una volta. Una vuole il Lungo, l’altra vuole Eric. Ci sono insetti da scansare o insetti da mangiare. Bocche da evitare, bocche da spingere nei pantaloni, bocche da ascoltare. Poi c’è questa finestra, e tutta questa gente sotto che attraversa la piazza e va dappertutto. E ognuno di loro timbra, lavora, timbra, torna. Cos’ha dalla vita? Spiccioli, e un calcio nelle palle di tanto in tanto. Ma cammina con la schiena dritta. Sa vivere per sé stessa. Il Lungo invece vive per Savarn. Ma tra un po’ Savarn sarà dimenticato. Senza di lui, Eric è fottuto. Dove vado io? Come faccio a timbrare o a ciondolare un altro giorno qui? Non so nemmeno se sia più umiliante o più difficile. Io davo il cambio a me stesso per non pensare... Ho tutto, e tutto non conta più. Ho scritto a Eno di cercarsi un buon ragazzo per fare cantare il nostro vecchio Peavey da 250 Watt. Lui capirà e forse piangerà. Ma andrà avanti.
Non ho voluto registrare questo messaggio vocale. I Black Ravagers non muoiono mai.




sgocciolato da: Dax82 alle ore 13:17 | link | commenti
categorie: allo specchio, tensione, ematicamente, --- tutta la prosa ---
lunedì, 16 giugno 2008

Tra le gambe il sole



Il lungomare stava
come una lunga leccata sul muro.
E come giechi col sangue all’aria
frastagliavamo, a colpi
di coda, l’azzurro.
Nella spezzata neoclassica,
le tue gambe statiche si erano riempite
di sole, fino a montare la luce,
il sudore come un risorgimento
di passione e digiuno.
Non c’era quasi il coraggio
di rendersi la pariglia degli sguardi.
Ma tra un fiotto e l’altro
di caldo fosco sulla mente
avresti chiamato amore
anche un passante, uno insulso
come me...

Attraverso lo sterno la lancia affilata
del tuo liquido sguardo
mi ha perforato il costato
come un peccato invocato, una voglia
liberatasi con frenesia
dalle catene del mio ventre, aperto
a nuove fertili lune.
Cavigliere berbere tintinnavano
demoni e magie
incrociate in una morsa per adorare il sole
quando tu ti chinasti su di me
e nel mormorarti all’orecchio ti voglio
mordevo la tua spalla con un grido.
Nell’oscillare sull’abisso della piccola morte
stretta nelle bende crudeli del piacere
confusi i sensi nel tuo odore di uomo
mi sono perduta nel calore fosco
della tua vita che mi bruciava dentro

e ti ho chiamato amore...




Dax82 + M0rgause


sgocciolato da: Dax82 alle ore 22:36 | link | commenti (3)
categorie: collaborazioni, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism
domenica, 08 giugno 2008

Catene




Scandisco i ceppi
fra mura d’antracite
come rosari.

Scalpello mari
con volto cieco, e sordo
ne fingo il suono.

Scende un ricordo
che mi apre al vento incauto
cui mi lasciai,

e sparge il grano
posato nell’arrocco
dei tuoi granai.

Ti amo e vedo
timoni derivarmi
sempre più piano.

Lo saprà il tempo
che cosa sia realmente
starsi lontano:

mi resta in mano
un calice d’assenzio
e lede i fianchi

ogni divincolo
tentato nel silenzio
dacché tu manchi.




Slave by ~Shinohoshi
giovedì, 05 giugno 2008

Amplesso



Nel ventre irruppe
un’afa dissetata
dalle percosse.

Nessuna pioggia sa,
del tuo sorriso, l’acqua.




sgocciolato da: Dax82 alle ore 20:55 | link | commenti (3)
categorie: --- tutta la poesia ---, la via della seta, hedonism-eroticism
mercoledì, 04 giugno 2008

Leylines


Madre Nera, parlami
con la lingua puntuale della terra,
del perché vibrano questi
bassorilievi di Chartres,
sotto rintocchi all’esame quasi
d’inascoltate, tarde campane.

S’iniettano ancora come bevanda
nei marmi ingenti di Westminster
dove le biancastre vene e le brune
non scolorano eroiche tinte.

Parlami dei dotti militanti
all’ombra di Roslin, di Montsegur,
Casteldelmonte e Axum, con la morte
messa persino a guardia di un quesito
che fosse timbro all’udito sbagliato.

Madre Africana, slacciami le strade
nel Disegno monco dell’ingresso
per la fede e per la scienza
perché io senta quel che non vedo,
quel che non vedo senza la tua guida.

Cavalieri del Tempio, spezzati
dalla censura di Bafometto,
eravamo avvezzi alle esotiche vie!

Sempre le mitre additano gli errori,
bofonchiano anche le lenti,
ora, di bieche illusioni...
che cosa imprecherebbero di noi
gli antichi costruttori!

Le linee d’energia, dentro nascoste,
si profondono in domande
immense, e la nostra era
sta invischiata fra la sua grandezza
presunta, spenta nella rincorsa
alla miseria di vaghe risposte.






Leylines of Blue by ~Death-by-Clarinet
domenica, 01 giugno 2008

Sesso orale in metropolitana



Ormai si sa, che si continua solo
per zuccherare il gusto, ad intento limpido:
passa in balenate da falchi a prede,
da parte a parte rimbalza e si tasta
che muovi sulle funi invasata e sospesa
nell’imbarazzo, come fossi nuda fra tanti,
che mi si attacca alla pelle un desiderio
incalzante, nella chiusa del vaso proibito.
Sfuggito al controllo, tutto si rivela
in quel mezzo sorriso! Ah, se potesse parlare!
Se ricordassero come dare spago
ai sogni, se uscissero fuori, i pendolari da qui,
non avremmo il peso di chiedere perdono
quanto non abbiamo la stoffa per fare
altro che pensarlo, ma che colpo al tempo,
che ago nel pagliaio, che sudore
per questo cervello! Che regalo
ci fa la comprensione dello sguardo!
Non serve neppure un saluto - ciao,
amore d’impulso, ciao,
tutto è consumato e sincero!
Ci conosciamo? (sì, io credo). Addio,
a presto, mondo mai realmente
mancato! Già... se non restasse
il dolce tormento del pensiero,
la seggiola vuota, ancora umida e calda.

sgocciolato da: Dax82 alle ore 13:29 | link | commenti (9)
categorie: ironic, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism

coffee break :)

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