Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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martedì, 08 luglio 2008

Laudemus la vida


Laudemus la vida ma chère,
lasciamo termarsi il sudore
a perle come nebbia, sulle réveries
borghesi, più gradita. Non seppi
salutare ignota, inarrivata,
lei problematica metam
orfica, ferma per una goccia sul ciglio
- piena carità - delle tue labbra.
So praise life, dea burrosa
sgambata
di valli e vette vivide e vibranti…
c’è un sole che spesso e nolentieri
c’inseppia i paesaggi: avrebbe fatto
brogli per lasciare un segno
sulla tua bellezza - ma era solo
scenografo, ed io la sua mano di fuoco,
l’ardimento incauto di Prometeo.
Neanche in te superba c’era affinità
ormai con la tanto cercata,
con un sorriso che già dentro
di gusto rideva. Oh sentimento-
burrasca, focaia d’inespresso,
quanto ci fa difetto la poesia!
Laudemus questo strano paradiso
in miniatura, querida,
and heart by heart let always celebrate
scheggiata regina d’ambra,
di lacca che se n’è venuta,
mendica dei nostri mulinelli di mango,
col muscolo cinto e borchiato di buoni
intenti,
duro d’incidenti per non avere altre
perdite di latte dal désir de sang. Blanca
è l’esperanza che tanto e volentieri
non si guarda per non disegnare
crepacci sul suolo e decessi ante mortem,
ma s’abbiglia di sembianze d’acqua
genuine. Quella rimaneva sacra
come un mito, sì, celato a forfait
nei folti denari delle autoreggenti.
Siamo uomo o donna, e l’infimo lo grida
al grande vacuo sordo, all’unto
dell’argilla: abbiamo sporto gli occhi
nel varco di Montale,
senza tocco e fumo, né cenno d’artificio?
Di deludermi tu non aver paura
né l'impellenza d'essermi stupenda:
il piacere, lo sgomento, intride le stelle…
Guarda che manto, chirurgico prodigio
per noi sovranità buffe, ignoranti!
È lei, per caso, ad attenderci
indispettita
con in mano la scure?
Così la profano
tradita con le tue
vestigia,
porgendo una minuta nudità indivisa
di sogni,
sul suo cupo e sperduto altare.
Semper laudetur la vida bonita!
Per questo ti prego, mi preghi,
portiamoci via
da qui.
Praise felicidad chez les moments,
poi ricordali amor mio, come se mai
l’avessi cercata, ed essi tutti forse
saranno
perfetti.



Jacques, a Sophia
sabato, 05 luglio 2008

Le nostre carezze s'addensano



Le nostre carezze s’accalcano,
spolverando a schizzi i già lievitàli
stanati
di zuccherosene, a velo e a zero,
di zenzero e zen aspreggiando
etere, ed esca cara nel mello.
Quello, dolcezza, della
curvadura ma corrida
duttile di banana e di mela,
del plasmare affondoperduto
le manesche maniere dove sangue insangua
l’ardire, non ci elonga tanto l’ombra,
ma più le richieste: così
l’atto si trae a sé, sa fare il vuoto.

Le scaramucce son ruvide crete
costridenti, dilique e dirizia,
dove amiamo servirci la cena.
Poi le scorrerie si addensano
senza sintassi; ma di legami
è livida e lavata, è lavica e libata
la lingua; gonfi i pomi
con la torcura in una serra al
manico, storna di follie inibite …
E sfianchi l’estasi a solstizio
sul mio calloso, selvatico vizio
che ti insiste lo scambievole sadismo
in un torrido, asimmetrico, lanoso,
inamidato senso di armonia.






sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:15 | link | commenti (6)
categorie: hedonism-eroticism, xperiment
martedì, 01 luglio 2008

Spettri - Il vento ricorda



Bassa una luna,
frustata dai roveti,
pialla di stallo

l’aria tagliente,
fischio di lame acute
e di cristallo.

Fra le paludi
si alza un ronzio d’insetti,
prendendo quota,

l’udito a beffe,
lamento, a tratti risa
impertinenti.

L’hanno chiamato
“un tragico incidente”,
coi piedi in fuga.

Grave la luna
piangeva fra le urla
di quei prescelti.

Vagano ancora
chiedendosi il perché
di quel silenzio

con cui le acque
si alzarono alle spalle
della speranza

lasciando gli orfani,
lasciando faccendieri
e prigionieri,

rei di trovarsi
in una fossa d’anime
quando una mano

fece la storia,
morsa la diga al canto
del dio impero.

Restano qui
frugandomi i pensieri
senza risposte,

né c’è riposo
per quelli come loro,
come gli insetti.

L’hanno chiamato
“un tragico incidente”
- le colpe in rotta.

Schiantata Luna,
consoli spettri al vento
che li ricorda?

Nei campi incolti,
l’aurora tarda e sa
di morte nuova.






coffee break :)

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