Dario in breve

Utente: Dax82
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Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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lunedì, 27 ottobre 2008

Saluti da Anguillara...


Solo ora trovo il tempo di tornare sul mio spazio, ma è un ritorno festoso, per rievocare una serata piacevole a distanza di un mese esatto. Proprio così, perché in data 27 settembre ho ricevuto senz'altro uno dei più importanti riscontri (il sesto) del mio cammino di scrivano in versi. Trattasi del Premio Selezione come finalista del prestigioso Premio Internazionale Arché nella sezione poesia edita per il mio libro d'esordio, con la seguente motivazione:

"Il poeta si avvicina al mondo poetico con entusiasmo. Si sente forte e autentico il suo amore per la ricerca, il turbinio interiore, che fluisce con forza nei suoi versi illuminando l'opera. La poesia fusa nei pensieri filosofici più profondi. Un passaggio della memoria intenso legato ad emozioni e sensazioni di luce"

"Il Calore sugli Spigoli" è infine stato premiato, per altro non nel Salento (ricordate il proverbio "Nemo profeta in patria"?) ma nella cornice del Museo storico dell'aeronautica di Vigna di Valle, presso Anguillara Sabazia (Roma), in un hangar a ridosso del Lago di Bracciano, un luogo molto suggestivo, per motivi storici e paesaggistici.
Sono rimasto colpito dal fatto che sia stato scelto per la lettura teatrale, ancora una volta, il sonetto "La Perfezione" - che sia destinata ad essere ricordata dai famosi posteri? per il bene degli alunni di scuola, meglio di no...

Un grazie sentito a chi ha reso possibile questa gradevole serata, incentivando la produzione artistica. Dedico questo successo  in primo luogo alla mia compagna, che mi è stata vicina e complice più di tutti, poi a chi mi ha aiutato nel realizzare il libro e, per una volta, la dedico anche a me stesso, ai miei sacrifici. A presto.



DSCN0279







sgocciolato da: Dax82 alle ore 15:55 | link | commenti (17)
categorie: momenti di gloria, --- tutti i resoconti ---
domenica, 17 agosto 2008

Un grazie a doppio filo...


... a Francesco, signore che, pur non conoscendomi, è stato davvero gentile nel segnalarmi una frode ai danni di un mio componimento; non solo, nel suo sito ha inaugurato anche uno spazio recensendo altri autori di poesie e dedicandomi una pagina, la prima. Un grazie è poco, lo so, ma è un principio. Vi invito a visitare il suo gradevole spazio da qui
sgocciolato da: Dax82 alle ore 19:14 | link | commenti
categorie: --- tutti i resoconti ---
venerdì, 27 giugno 2008

Mediamente disturbato



Ecco i risultati del mio test sui disturbi della personalità. Evviva, ne ho moltissimi  (che lottano fra loro per assumere il mio controllo) : un po' narciso, quindi ho un'opinione a dir poco ottimista di me e sono esigente in amore; con deficitario riguardo per i diritti altrui (abolirei quello di parola in effetti, un diritto davvero inutile, ma solo per taluni) e in particolare con notevoli stramberie di pensiero e/o comportamento (stramberie credo sia riduttivo)
. Credevo però di essere assai più paranoico... In compenso, rifuggo il centro dell'attenzione. Quindi, tirando le somme: chi non mi sposerebbe? ahahah (sarà affidabile questo test? ma soprattutto, saranno oneste le mie risposte? beh non lo sapremo mai)


Personality Disorder Test Results
Paranoid |||||||||||| 46%
Schizoid |||||||||||| 46%
Schizotypal |||||||||||||||| 66%
Antisocial |||||||||||||| 58%
Borderline |||||||||||| 46%
Histrionic |||||||||| 34%
Narcissistic |||||||||||||| 54%
Avoidant |||||||||| 38%
Dependent |||||||||||| 42%
Obsessive-Compulsive |||||||||||| 42%
Take Free Personality Disorder Test
personality tests by similarminds.com



sgocciolato da: Dax82 alle ore 20:50 | link | commenti (4)
categorie: allo specchio, ironic, --- tutti i resoconti ---
mercoledì, 09 aprile 2008

L'annuncio atteso

Gentili lettori,

sono lieto di informare che il mio libro d'esordio è disponibile online. Basta cliccare sulla copertina nella colonna di sinistra per prenotarne una copia fino ad esaurimento scorte.

Presto sarà inoltre disponibile in formato pdf, da scaricare gratuitamente da qui, un estratto dei miei componimenti dal titolo "Frammenti di calore" (tenete d'occhio le info). Esso conterrà, oltre ad alcuni lavori significativi tratti da "Il calore sugli spigoli", nuovi e inediti. 

Questi ultimi sono sotto licenza CC3.0 come tutto il materiale presente sul blog. I diritti d'autore e di pubblicazione sono riservati. Le idee non hanno prezzo, e il loro furto è per me imperdonabile e motivo sufficiente di accanimento funesto sugli sciacalli :) . Si raccomanda pertanto, qualora si abbia intenzione di fare citazione degli inediti, di menzionare l'autore (nome, nick e link della fonte, ovvero il blog stesso di provenienza che non è necessariamente questo) e di riportare l'opera nella sua integrità. Le opere tratte dal libro, invece, non possono essere in alcun modo riprodotte senza mio previo consenso. Detto questo...

Enjoy! Un saluto festoso :)

Dario Rizzo

sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:28 | link | commenti (2)
categorie: presentazione, --- tutti i resoconti ---, - highlights -

Sbavature

La tecnica del conflusso.


Ammissibile solo in poesia, non credo sia una tecnica mai usata in modo sistematico, forse perché difficile da gestire. Inoltre, se ripetuto, questo meccanismo altera la costruzione dei versi e delle frasi e ha delle interessanti conseguenze.

Consiste nell'attribuire un doppio valore a un termine dal punto di vista grammaticale, sintattico o del periodo. Questa figura retorica è in alcuni casi detta "anfibologia".

Qualche esempio: Il fuoco consuma legna si fa cenere nel camino. "legna" può essere visto come complemento oggetto della prima e soggetto della seconda proposizione al tempo stesso (caso sintattico, il più semplice). la tenda azzurra color cielo la casa. "azzurra" può essere visto come aggettivo o come voce del verbo “azzurrare” (caso grammaticale, richiede parole che si prestino al doppio uso o qualche artificio letterario). E' infine possibile anche usare congiunzioni o avverbi con una forma ambigua. Uso il pc e la tv non mi fa compagnia. Se ci si fermasse a "tv", la frase avrebbe un altro senso, affine ma non uguale, e con la versificazione non punteggiata, i due sensi possono essere sovrapposti (caso del periodo). Tutto questo per arricchire di significati i versi e condensare la scrittura.

Il risultato è un torrente di concetti, un unicum che può quasi svincolarsi dalla punteggiatura. 

Ho chiamato questo artificio 'conflusso' perché le frasi fluiscono insieme lungo il testo, e perché le parole, per così dire, doppie o ambigue, sono i punti di confluenza di queste frasi, un punto breve in cui queste si confondono. Credo che questo artificio sia interessante per gli effetti che produce. Quello che segue è il mio primo esperimento, in cui sono presenti anche varianti a quanto su riportato. Ho indicato le parole di collegamento fra underscores.









_Scoppi_ approcci di combusta

resina snocciolano

imponderabili

_lingue_ smanianti

irretiscono l’indomito

_animo_

venti nel dì_ossido_

lancette pirografiche, uno

_scolo_ il quadro

patema di incontrarti


_sùbito_ ti bussa

alla _porta_ ammanigliate

leve scarlatte chiazze

di _sangue_ evidenzia

la tua pelle _altrimenti_

bianca

incalza la _caduta_

non è che spatola di_rami_

ruggini di_mora_ di attardate

sedotte interiora e_mani_


sbavature.

mercoledì, 05 marzo 2008

Il poeta è un fingitore

immagine dal web


Vorrei che vi fermaste un minuto a pensare a come la forma artistica della poesia potrebbe essere definita. Credo che ognuno di noi abbia dentro di sé un’idea, un’idea che mette in pratica ogni volta che si rapporta ad una pagina bianca e prova a comporre; unendo queste idee è probabile che vi siano elementi comuni e discordi. Che l’indole, la ricerca, i nostri valori o la nostra poetica c’inducano ad una scrittura più discorsiva e simile al parlato o più tormentata e avulsa dalla quotidiana comunicazione, che si tratti di una scrittura vicina alle esperienze intime o di un mero esercizio verbale, ognuno potrà convenire sul fatto che la poesia prende vita dalla manipolazione della parola. La poesia ha delle regole, e svincolarsi dalle regole vuol dire comunque rapportarsi ad esse in qualche modo. Si tratta, se vogliamo, di un gioco, un “gioco normato” (L. Renzi), un’illusione quindi, per definizione stessa di gioco, il quale dà origine ad una realtà ‘altra’, e tuttavia spesso molto vicina a quella che percepiamo.

Ma è vera menzogna, quella del poeta? e in cosa consiste? La manipolazione della parola per scopi referenziali si propone l’obiettivo (o almeno così dovrebbe essere) di rendere chiari e univoci i fatti. Anche questa è ovviamente un’utopia e una menzogna, perché non esiste un fatto oggettivo, semmai ‘alcune’ soggettività possono trovarsi a concordare su ‘alcune’ parti salienti di un fenomeno e di un’esperienza, che è poi un fatto alla base del pensiero scientifico e istituzionale. E chi scrive sa già quanto di ‘saliente’ vada perduto in questo processo di ‘negoziazione’ di ciò che deve e non deve essere detto... Oltre alla discordanza delle opinioni, quindi, c’è il fatto che la parola stabilisce solo una superficiale corrispondenza tra significante e significato il quale, filtrato da ogni forma mentis, assume connotazioni diverse, persino nel caso di un teorema di matematica.

La poesia si spinge più in là, tuttavia. Si propone obiettivi estetici. Forgia significanti, termini della più varia natura, stravolge l’ordine logico verbale con gli iperbati, tributa il tremore di una mano a uno stato d’animo della mano piuttosto che dell’uomo, crea corrispondenze tra le sensazioni più disparate, parla più per omissioni che per descrizioni. La poesia si serve di parole e concatenazioni comuni ma al tempo stesso uniche e proprie, sovente per comunicare agli altri inizia col tagliare gli altri fuori dall’universo di chi scrive. Insomma costruisce e ricostruisce sia il linguaggio che l’esperienza psichica da cui esso muove. In questo senso, il poeta è un mentitore della specie più raffinata, ti accarezza diabolicamente.

Che senso ha mentire allora? Perché non esplicitare un’esperienza come se si trattasse di una cronaca? Da scrivano, non posso che fornire una risposta soggettiva lasciando a voi l’ultima parola. Chi scrive poesia ha capito che il vero “velo di Maya”, la vera illusione, è rappresentata proprio dal fenomeno, e che esso non vale niente senza l’universo di attribuzioni che solo la sensibilità può garantirgli; ha capito che eliminare da un racconto la connotazione significa estirpare una pianta dal suo terreno necessario e prodigale, condannandola a morte; ha capito che chi resta indifferente all’arte, e punta solo a ciò che è parzialmente condivisibile, è un individuo morto dentro, perché la vera vita è manifestazione dell’unicità di ognuno di noi, all’ennesima potenza, e noi siamo vivi quando siamo noi stessi, quando la scrittura è espressione del solito universo da un insolito punto di vista interiore - pensate alla rappresentazione di una Madonna canonizzata in epoca medievale e alla Madonna del Caravaggio; ha capito che il linguaggio comune stabilisce una distanza abissale fra l’Io e il Non-Io, è annullamento dell’individuo e, soprattutto, fallisce nel cogliere proprio gli aspetti salienti dell’esperienza vissuta, fornendo una verità che sta alla Verità come le onde e le increspature stanno alle correnti oceaniche, importante ma talmente limitata da non consentire alcun appagamento; ha capito che la psiche parla un linguaggio impossibile da rendere così com’è, ma che è possibile e doveroso imitare e interpretare con ogni mezzo di cui si dispone; ha capito che attraverso la menzogna si può comunicare in poche righe una sapienza che nessun saggio sui massimi sistemi dell’universo può contenere, e ha successo nell’educare ogni individuo a non dimenticare sé stesso sotto la spinta di una realtà assai più menzognera e impersonale, proprio quando la menzogna è rappresentata dalle verità collettive, ben più ardite delle forme geniali eppure così oneste e reali con cui la fantasia rielabora la realtà e ne ricombina gli elementi in sintesi; ha capito che il miele sulla medicina costituito dalla bellezza di un pensiero (e dalla sua ‘bugia formale’) cura l’anima quanto la medicina stessa; ha capito che se la realtà è la prima verità da plasmare, il sogno e la menzogna sono il suo ultimo scalpello per portarla alla luce.

 

(L'articolo è anche visibile, in forma completa di premessa e citazione, su MC: www.lamenteeilcuore.com/attimi/pagineweb/lalentedielio4.html)

sgocciolato da: Dax82 alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: allo specchio, --- tutti i resoconti ---
mercoledì, 13 febbraio 2008

La serata di presentazione ufficiale (Moments of glory)

Salve a tutti. Ci sono indubbiamente delle sere che, nonostante i nostri sforzi in senso contrario, non possono restarci indifferenti. Tale è la serata di lunedì 11 febbraio 2008, serata di presentazione del libro che dà il nome a questo blog, in attesa che per il blog mi venga in mente qualcosa di meglio.

La serata è stata anticipata da una mattinata partita con il piede destro (avrebbero forse detto gli antichi romani), ovvero con un gradito omaggio floreale, cui ne sarebbero seguiti altri sul luogo della presentazione, e con qualche messaggio amico ed augurale. Un’iniezione di fiducia non da poco.
Tra preparativi e attività e tensione palpabile con uno qualsiasi dei sensi di chiunque posto ad una qualsiasi distanza dalla sorgente elettrica (me), l’orario di inizio è arrivato in un batter d’occhio (curioso come il tempo eluda sempre i nostri tentativi psichici di fissare il suo ritmo!). Appena il tempo per le dediche, le strette di mano, gli ultimi arrivi nella sala della libreria, quattro parole scambiate con un sorriso nevrotico stampato, un numero assai superiore di concetti interrotti e, considerato il ritardo consistente, si inizia in fretta e furia.

Il relatore, che chiameremo Professore P. per privacy (ok, adesso fingere di sghignazzare grazie, ed evitare l’associazione con Melissa P. che io stesso vi sto suggerendo), è stato la mia benedizione, uomo di immensa cultura e di un fascino che si manifesta nell’eloquio accessibile, sebbene erudito, e nel temperamento pacato. In serata, tuttavia, prima di iniziare, è stato proprio lui a conferirmi un tocco di sano terrore (mi mancava proprio), chiedendomi il perché del titolo del libro. Sapete com’è, sono dettagli. Che importanza vuoi che abbia il titolo di un libro di poesie a tema? In quel momento ho pensato di guadagnare la via del bar più vicino per assumere una corretta dose di alcool, al fine di dimenticare i disastri futuri. Oggi il mio angelo custode non è in forma... Ed invece, dopo avergli fatto un rapido promemoria (è un uomo con mille impegni!), mi sono reso conto che era un falso allarme (uomo di poca fede, io).

Il suo monologo, tecnico ma discorsivo e chiaro, ha toccato molti aspetti della poesia e dei dintorni della poetica mia e degli autori del novecento, aspetti stilistici, contenutistici e quant’altro. L’attenzione dei presenti (abbastanza numerosi da riempire la sala, con mio gaudio e sommo spavento) è stata catalizzata come di rado mi è capitato di vedere (vedere l’Inferno dantesco raccontato da Benigni). Quindi, prima che potessi rendermene conto, quando ormai ero lì appollaiato placidamente alle spalle del Professore P. a godermi la sequela di mestieri dei poeti ermetici, di citazioni e ritorni sontuosi alla mia opera che di sontuoso non ha un tubo, lusinghe motivate e motivazioni lusinghiere, egli decide che è arrivato il mio turno. Considerato che mi aspettavo almeno un’altra mezz’ora di lezione letteraria, credo di avere considerato allettante l’idea di farmela addosso per liberarmi del pensiero. Ma la sentenza era arrivata: la parola allo scrivano. E la parola del Professore P. non si discute, essendo egli una vera auctoritas della critica letteraria nel Salento e in Italia. Beato me!

Dopo aver cambiato l’interfaccia della postura e il colore del volto (la skin, diremmo noi malati di pc) circa dodici volte in sessanta secondi, è iniziato il mio monologo. Cosa ingrata e sleale è parlare dopo la perfezione espositiva, ma a qualcuno doveva toccare, uno a caso. Ormai temevo la disfatta (uomo di poca fede, io). Invece, falso allarme anche qui. Mi sono limitato agli aspetti più strettamente inerenti il libro e a qualche curiosità sul retroscena, almeno inizialmente. Ma lentamente, il cervello ha iniziato a bollire e il discorso si è sciolto, toccando argomenti altri: emancipazione femminile, appiattimento dell’opinione, cosa mangio dopo a cena (no, quest’ultimo non è vero), non chiedetemi come io ci sia finito, vista la mia incompetenza in materia. Avrei continuato a lungo se non fosse successo che, dimentico della bottiglietta a me assegnata e tristemente immobile, abbandonata alle mie spalle, avevo finito l’acqua in corpo e parlando iniziavo a schiumare come un cammello scalciato nel deserto (la mancanza d’acqua alle mie fauci è stata ahimé notata dagli astanti).

Il monologo si è quindi limitato a mezz’ora, in cui ha trovato posto la recitazione de "L’ailanto", di "Vinto dai tempi" e qualche altro mio cavallo di battaglia abbastanza comprensibile, in attesa di essere qui postato per voi. Applausi, complimenti, dediche richieste, conoscenze nuove, imbarazzi a tavoletta. Poi birra rossa e sfondamento a cena. E il resto è solo gratitudine verso chi ha condiviso questo impervio cammino, insieme con molta, molta soddisfazione. Moments of glory.

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coffee break :)

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