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Una rassegna di haiku realizzata dal sito di Altramusa in cui campeggia il mio contributo... (Ingrandire per visualizzare meglio e usare il cursore azzurro in basso per navigare nel minibook)
Una grande antologia, un'iniziativa di beneficenza: da non perdere

(che lottano fra loro per assumere il mio controllo) : un po' narciso, quindi ho un'opinione a dir poco ottimista di me e sono esigente in amore; con deficitario riguardo per i diritti altrui (abolirei quello di parola in effetti, un diritto davvero inutile, ma solo per taluni) e in particolare con notevoli stramberie di pensiero e/o comportamento (stramberie credo sia riduttivo). Credevo però di essere assai più paranoico... In compenso, rifuggo il centro dell'attenzione. Quindi, tirando le somme: chi non mi sposerebbe? ahahah (sarà affidabile questo test? ma soprattutto, saranno oneste le mie risposte? beh non lo sapremo mai)|
Personality Disorder Test Results
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Gentili lettori,
sono lieto di informare che il mio libro d'esordio è disponibile online. Basta cliccare sulla copertina nella colonna di sinistra per prenotarne una copia fino ad esaurimento scorte.
Presto sarà inoltre disponibile in formato pdf, da scaricare gratuitamente da qui, un estratto dei miei componimenti dal titolo "Frammenti di calore" (tenete d'occhio le info). Esso conterrà, oltre ad alcuni lavori significativi tratti da "Il calore sugli spigoli", nuovi e inediti.
Questi ultimi sono sotto licenza CC3.0 come tutto il materiale presente sul blog. I diritti d'autore e di pubblicazione sono riservati. Le idee non hanno prezzo, e il loro furto è per me imperdonabile e motivo sufficiente di accanimento funesto sugli sciacalli :) . Si raccomanda pertanto, qualora si abbia intenzione di fare citazione degli inediti, di menzionare l'autore (nome, nick e link della fonte, ovvero il blog stesso di provenienza che non è necessariamente questo) e di riportare l'opera nella sua integrità. Le opere tratte dal libro, invece, non possono essere in alcun modo riprodotte senza mio previo consenso. Detto questo...
Enjoy! Un saluto festoso :)
Dario Rizzo
La tecnica del conflusso.
Ammissibile solo in poesia, non credo sia una tecnica mai usata in modo sistematico, forse perché difficile da gestire. Inoltre, se ripetuto, questo meccanismo altera la costruzione dei versi e delle frasi e ha delle interessanti conseguenze.
Consiste nell'attribuire un doppio valore a un termine dal punto di vista grammaticale, sintattico o del periodo. Questa figura retorica è in alcuni casi detta "anfibologia".
Qualche esempio: Il fuoco consuma legna si fa cenere nel camino. "legna" può essere visto come complemento oggetto della prima e soggetto della seconda proposizione al tempo stesso (caso sintattico, il più semplice). la tenda azzurra color cielo la casa. "azzurra" può essere visto come aggettivo o come voce del verbo “azzurrare” (caso grammaticale, richiede parole che si prestino al doppio uso o qualche artificio letterario). E' infine possibile anche usare congiunzioni o avverbi con una forma ambigua. Uso il pc e la tv non mi fa compagnia. Se ci si fermasse a "tv", la frase avrebbe un altro senso, affine ma non uguale, e con la versificazione non punteggiata, i due sensi possono essere sovrapposti (caso del periodo). Tutto questo per arricchire di significati i versi e condensare la scrittura.
Il risultato è un torrente di concetti, un unicum che può quasi svincolarsi dalla punteggiatura.
Ho chiamato questo artificio 'conflusso' perché le frasi fluiscono insieme lungo il testo, e perché le parole, per così dire, doppie o ambigue, sono i punti di confluenza di queste frasi, un punto breve in cui queste si confondono. Credo che questo artificio sia interessante per gli effetti che produce. Quello che segue è il mio primo esperimento, in cui sono presenti anche varianti a quanto su riportato. Ho indicato le parole di collegamento fra underscores.

_Scoppi_ approcci di combusta
resina snocciolano
imponderabili
_lingue_ smanianti
irretiscono l’indomito
_animo_
venti nel dì_ossido_
lancette pirografiche, uno
_scolo_ il quadro
patema di incontrarti
_sùbito_ ti bussa
alla _porta_ ammanigliate
leve scarlatte chiazze
di _sangue_ evidenzia
la tua pelle _altrimenti_
bianca
incalza la _caduta_
non è che spatola di_rami_
ruggini di_mora_ di attardate
sedotte interiora e_mani_
sbavature.
immagine dal web
Vorrei che vi fermaste un minuto a pensare a come la forma artistica della poesia potrebbe essere definita. Credo che ognuno di noi abbia dentro di sé un’idea, un’idea che mette in pratica ogni volta che si rapporta ad una pagina bianca e prova a comporre; unendo queste idee è probabile che vi siano elementi comuni e discordi. Che l’indole, la ricerca, i nostri valori o la nostra poetica c’inducano ad una scrittura più discorsiva e simile al parlato o più tormentata e avulsa dalla quotidiana comunicazione, che si tratti di una scrittura vicina alle esperienze intime o di un mero esercizio verbale, ognuno potrà convenire sul fatto che la poesia prende vita dalla manipolazione della parola. La poesia ha delle regole, e svincolarsi dalle regole vuol dire comunque rapportarsi ad esse in qualche modo. Si tratta, se vogliamo, di un gioco, un “gioco normato” (L. Renzi), un’illusione quindi, per definizione stessa di gioco, il quale dà origine ad una realtà ‘altra’, e tuttavia spesso molto vicina a quella che percepiamo.
Ma è vera menzogna, quella del poeta? e in cosa consiste? La manipolazione della parola per scopi referenziali si propone l’obiettivo (o almeno così dovrebbe essere) di rendere chiari e univoci i fatti. Anche questa è ovviamente un’utopia e una menzogna, perché non esiste un fatto oggettivo, semmai ‘alcune’ soggettività possono trovarsi a concordare su ‘alcune’ parti salienti di un fenomeno e di un’esperienza, che è poi un fatto alla base del pensiero scientifico e istituzionale. E chi scrive sa già quanto di ‘saliente’ vada perduto in questo processo di ‘negoziazione’ di ciò che deve e non deve essere detto... Oltre alla discordanza delle opinioni, quindi, c’è il fatto che la parola stabilisce solo una superficiale corrispondenza tra significante e significato il quale, filtrato da ogni forma mentis, assume connotazioni diverse, persino nel caso di un teorema di matematica.
La poesia si spinge più in là, tuttavia. Si propone obiettivi estetici. Forgia significanti, termini della più varia natura, stravolge l’ordine logico verbale con gli iperbati, tributa il tremore di una mano a uno stato d’animo della mano piuttosto che dell’uomo, crea corrispondenze tra le sensazioni più disparate, parla più per omissioni che per descrizioni. La poesia si serve di parole e concatenazioni comuni ma al tempo stesso uniche e proprie, sovente per comunicare agli altri inizia col tagliare gli altri fuori dall’universo di chi scrive. Insomma costruisce e ricostruisce sia il linguaggio che l’esperienza psichica da cui esso muove. In questo senso, il poeta è un mentitore della specie più raffinata, ti accarezza diabolicamente.
Che senso ha mentire allora? Perché non esplicitare un’esperienza come se si trattasse di una cronaca? Da scrivano, non posso che fornire una risposta soggettiva lasciando a voi l’ultima parola. Chi scrive poesia ha capito che il vero “velo di Maya”, la vera illusione, è rappresentata proprio dal fenomeno, e che esso non vale niente senza l’universo di attribuzioni che solo la sensibilità può garantirgli; ha capito che eliminare da un racconto la connotazione significa estirpare una pianta dal suo terreno necessario e prodigale, condannandola a morte; ha capito che chi resta indifferente all’arte, e punta solo a ciò che è parzialmente condivisibile, è un individuo morto dentro, perché la vera vita è manifestazione dell’unicità di ognuno di noi, all’ennesima potenza, e noi siamo vivi quando siamo noi stessi, quando la scrittura è espressione del solito universo da un insolito punto di vista interiore - pensate alla rappresentazione di una Madonna canonizzata in epoca medievale e alla Madonna del Caravaggio; ha capito che il linguaggio comune stabilisce una distanza abissale fra l’Io e il Non-Io, è annullamento dell’individuo e, soprattutto, fallisce nel cogliere proprio gli aspetti salienti dell’esperienza vissuta, fornendo una verità che sta alla Verità come le onde e le increspature stanno alle correnti oceaniche, importante ma talmente limitata da non consentire alcun appagamento; ha capito che la psiche parla un linguaggio impossibile da rendere così com’è, ma che è possibile e doveroso imitare e interpretare con ogni mezzo di cui si dispone; ha capito che attraverso la menzogna si può comunicare in poche righe una sapienza che nessun saggio sui massimi sistemi dell’universo può contenere, e ha successo nell’educare ogni individuo a non dimenticare sé stesso sotto la spinta di una realtà assai più menzognera e impersonale, proprio quando la menzogna è rappresentata dalle verità collettive, ben più ardite delle forme geniali eppure così oneste e reali con cui la fantasia rielabora la realtà e ne ricombina gli elementi in sintesi; ha capito che il miele sulla medicina costituito dalla bellezza di un pensiero (e dalla sua ‘bugia formale’) cura l’anima quanto la medicina stessa; ha capito che se la realtà è la prima verità da plasmare, il sogno e la menzogna sono il suo ultimo scalpello per portarla alla luce.
(L'articolo è anche visibile, in forma completa di premessa e citazione, su MC: www.lamenteeilcuore.com/attimi/pagineweb/lalentedielio4.html)
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