Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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lunedì, 20 luglio 2009

Oligarchia



All’epilogo cocente,
appendi l’inutile stupore
sulla scia di un airone da cargo,
smagliatura che l’aria recisa
risvolta in una qualche specie di sorriso;
qui neppure c’è
quel trucco da squillo e costrette,
le dignità in affreschi di cemento
osservano il voto sulle mani
stingere inerme il suo colore nel vespero.




(Carnevale di Bordeaux, Damien Doumax)

sgocciolato da: Dax82 alle ore 17:20 | link | commenti (5)
categorie: allo specchio, satura, ematicamente, --- tutta la poesia ---
mercoledì, 06 maggio 2009

La macchia



Una chiazza d’orzo fa mostra

di sé poco fuori dalla tua coscienza:
ne sorridi e ti lascio prigionia.
Da un taglio di vetro si specchia
la tua innocenza netta a prospettiva
fosca dei monti d’Albania
da Otranto, mentr’esco di casa
fresco di cielo e tentennante,
di lei chiederò oggi alla neve pietosa
che lasciano procaci sull’ammattonata
come benvenuto i fiori stanchi del pesco.
Chissà se era questo
che voleva la tua vita quando liscio
crebbe il suo germoglio nella mia...
e cadono pacati i fiori intanto,
su questo mondo, monetine ai mendici:
arriva un giorno in cui di colpo ti vesti
e ti sembra l’amore una macchia
sposa ostinata della tua camicia.
Della tua vita il meglio non conosco
ma ne divido la via come viene:
ha per terra un candore rosa.
Che il suo fatuo sorriso
privo di suono ci rappresenti
perché noi liberi fra le catene
siamo di bere, distrattamente,
e di fermare anche i momenti?




sgocciolato da: Dax82 alle ore 12:07 | link | commenti (10)
categorie: allo specchio, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
mercoledì, 15 aprile 2009

Mi illudo di conoscerti




Mi illudo di conoscerti
dal fuoco liquido che inizia al mistero
vitale e vitalizio,
quando volente preda delle rettili Erinni
saggio la tua conversione smaniosa
del dolore in amore.
E mi illudo di capirti
attraverso quella tregua del pensiero
che investe la lingua in un baciare
da torrente promesso al precipizio,
sola via per un invito
a nutrire i sensi di parole rinnovate
ma figlie di un linguaggio dionisiaco, smarrito,
quei sensi su cui il buio fa chiarezza
insperata di acuti
che balbettano alla prima nettezza di luce
affidando ben presto al mio senno
solo un’insulsa parodia di te.


sgocciolato da: Dax82 alle ore 18:45 | link | commenti (3)
categorie: allo specchio, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
giovedì, 19 febbraio 2009

Pensieri sparsi 2




Prodighe di soffi altrui

la sfera vitrea della sibilla,

le tasche bucate dove spreco

futuro.

Si caffeggiava di Rousseau

come rami nella rapida,

con l’usufrutto di ogni spasmo

liscio, inconsulto, e nulla più.

Il treno sta già sbraitando:

se credi, amico, va’ pure,

il tuo fegato ingordo è forte,

ma non pensare ai binari.

Non so. Credo che per oggi

resterò giù.

 

sgocciolato da: Dax82 alle ore 17:21 | link | commenti (18)
categorie: allo specchio, --- tutta la poesia ---
giovedì, 08 gennaio 2009

Pensieri sparsi 1



Bambini ventenni con la barba vaga
al vago rattoppo dell’ego
sotto i sassi del sesso,
non so se ci avete fatto caso,
ma non servono le calibro nove,
è vostra la strada
fin dove l’occhio vede.
Abbiate nella vostra sacca
scriteriata di allocchi
il quadrifoglio vincente
con la testa su entrambe le facce
prima che questi uomini morali
e sognatori
(i vostri genitori)
abbiano sparso tante parole
e nascosto troppe croci.
sgocciolato da: Dax82 alle ore 13:59 | link | commenti (3)
categorie: allo specchio, tensione, satura, --- tutta la poesia ---
martedì, 08 luglio 2008

Laudemus la vida


Laudemus la vida ma chère,
lasciamo termarsi il sudore
a perle come nebbia, sulle réveries
borghesi, più gradita. Non seppi
salutare ignota, inarrivata,
lei problematica metam
orfica, ferma per una goccia sul ciglio
- piena carità - delle tue labbra.
So praise life, dea burrosa
sgambata
di valli e vette vivide e vibranti…
c’è un sole che spesso e nolentieri
c’inseppia i paesaggi: avrebbe fatto
brogli per lasciare un segno
sulla tua bellezza - ma era solo
scenografo, ed io la sua mano di fuoco,
l’ardimento incauto di Prometeo.
Neanche in te superba c’era affinità
ormai con la tanto cercata,
con un sorriso che già dentro
di gusto rideva. Oh sentimento-
burrasca, focaia d’inespresso,
quanto ci fa difetto la poesia!
Laudemus questo strano paradiso
in miniatura, querida,
and heart by heart let always celebrate
scheggiata regina d’ambra,
di lacca che se n’è venuta,
mendica dei nostri mulinelli di mango,
col muscolo cinto e borchiato di buoni
intenti,
duro d’incidenti per non avere altre
perdite di latte dal désir de sang. Blanca
è l’esperanza che tanto e volentieri
non si guarda per non disegnare
crepacci sul suolo e decessi ante mortem,
ma s’abbiglia di sembianze d’acqua
genuine. Quella rimaneva sacra
come un mito, sì, celato a forfait
nei folti denari delle autoreggenti.
Siamo uomo o donna, e l’infimo lo grida
al grande vacuo sordo, all’unto
dell’argilla: abbiamo sporto gli occhi
nel varco di Montale,
senza tocco e fumo, né cenno d’artificio?
Di deludermi tu non aver paura
né l'impellenza d'essermi stupenda:
il piacere, lo sgomento, intride le stelle…
Guarda che manto, chirurgico prodigio
per noi sovranità buffe, ignoranti!
È lei, per caso, ad attenderci
indispettita
con in mano la scure?
Così la profano
tradita con le tue
vestigia,
porgendo una minuta nudità indivisa
di sogni,
sul suo cupo e sperduto altare.
Semper laudetur la vida bonita!
Per questo ti prego, mi preghi,
portiamoci via
da qui.
Praise felicidad chez les moments,
poi ricordali amor mio, come se mai
l’avessi cercata, ed essi tutti forse
saranno
perfetti.



Jacques, a Sophia
venerdì, 27 giugno 2008

Mediamente disturbato



Ecco i risultati del mio test sui disturbi della personalità. Evviva, ne ho moltissimi  (che lottano fra loro per assumere il mio controllo) : un po' narciso, quindi ho un'opinione a dir poco ottimista di me e sono esigente in amore; con deficitario riguardo per i diritti altrui (abolirei quello di parola in effetti, un diritto davvero inutile, ma solo per taluni) e in particolare con notevoli stramberie di pensiero e/o comportamento (stramberie credo sia riduttivo)
. Credevo però di essere assai più paranoico... In compenso, rifuggo il centro dell'attenzione. Quindi, tirando le somme: chi non mi sposerebbe? ahahah (sarà affidabile questo test? ma soprattutto, saranno oneste le mie risposte? beh non lo sapremo mai)


Personality Disorder Test Results
Paranoid |||||||||||| 46%
Schizoid |||||||||||| 46%
Schizotypal |||||||||||||||| 66%
Antisocial |||||||||||||| 58%
Borderline |||||||||||| 46%
Histrionic |||||||||| 34%
Narcissistic |||||||||||||| 54%
Avoidant |||||||||| 38%
Dependent |||||||||||| 42%
Obsessive-Compulsive |||||||||||| 42%
Take Free Personality Disorder Test
personality tests by similarminds.com



sgocciolato da: Dax82 alle ore 20:50 | link | commenti (4)
categorie: allo specchio, ironic, --- tutti i resoconti ---
giovedì, 26 giugno 2008

Gamma piatta



C’è gamma piatta.

Arruffato, il ciuffo di un pennello
non sa più frastagliare il fremito
che saettava poco addietro sulla spina.

Accade quindi
che l’oltremare metta ancoraggio
sulle gambe aggravate,
che il magenta delle creste di gallo
dia appena un senso al capriccio
delle folate:
non servirò di nuovo come sparviero
a ravvivare la preda nella caccia;
non ha eco il suono del tuo godimento
che ancora m’intrattiene fuori
dalle mura del presente immediato.

Muovendo all’inverso del tuo sentiero
spietrato,
rincaso alla miseria di quel
me stesso, stanca di conoscersi
fin sui capelli,
di recidere l’esile filo di vetro
a vincolo d’ogni disegno creduto.

Quando affondi i tuoi misteri
nel buio, sono urne di polvere versata,
si estinguono le tinte, la certezza del certo.

E c’è una tela ad attendermi, lacera e fallata.




hermit part1 by ~moonjava
martedì, 24 giugno 2008

(senza titolo)


[-Come una puttana svenduta
arranco la notte
sui marciapiedi di terra
e di sangue rappreso a
cui predicare il silenzio
e l'infettivo pensiero
che mi vomitasti addosso
nelle ore di letto e dolore-

gratto con l'unghia
quel destino che mi fa zavorra
ed ansima sul petto

-perdo il desiderio
ad ogni sportello che tonfa
come accetta sul tempo-

se fossi più rosa
sarei la spina che sul palmo
segue la linea di una vita
putrefatta da lacrime
se fossi meno dolente
crederei nelle tue illusioni
rendedole mie
in questa danza di ossa
e preghiere-]

Usando le speranze a lungo
scucite di scurume agli enzimi
redivivi, nutro la morte
delle mie, ti squamo come
arnese di bilanci e di rese
nel crogiolo di epidermica
fiacchezza, che inonda
il debito ai primi stenti.

Vesto la voglia di un clangore
alieno che non meriti ma ti
si aggrappa, dissodando i nervi

-la perpetuazione
va svanendo dell’atto ma più
del motivo-

Come un officiante aduso
alla sua messa nera
potrei estinguermi di soli rimorsi,
stilettando le reliquie del tempo
terminato, nell’indecenza,
nel cieco bagliore di un godere che non
viene, ma si allontana ad ogni
fiaccola accesa, come un fottuto spettro
nello strapparsi apparente della sera.

Morfea77 [] + Dax82


 
lunedì, 23 giugno 2008

La stanza di Savarn



(Avviso: il brano ha un contenuto esplicito)

Motel de la Plaza, suite 618, ore 14:54 di un giorno d’agosto. Diario vocale di Eric.


Anche questa Nancy... no, deve aver detto Jessy... comunque se n’è appena andata. Da come faceva ballonzolare il suo culetto alto, raccolto e molto meno coperto di come ce l’aveva mia sorella all’età del punk che forse è la sua stessa, dal fatto che è uscita dalla porta saltando e sorridendo con le lacrime agli occhi ad almeno venti centimetri sopra il tappeto, direi che le è piaciuto parecchio e che dopotutto ho ancora qualche colpo da sparare anche a luci spente. Forse le ha fatto male, ma chissene importa... non le capiterà mai più di farsi il chitarrista dei Night Ravagers, e vivrà nel sogno tutta la vita, nel sogno le sembrerà che sono il più grande amatore e uomo del mondo con l’arnese più grande dell’universo, eccetera, eccetera. Vantaggi dell’essere Eric Savarn, certo, ma soprattutto un mucchio di balle. In ogni caso, per oggi meglio che non chiedano permessi speciali per questo e per ogni altro genere di ‘autografi’, perché temo che le manderò al diavolo anche se sono belle come il peccato. Oggi la storia mi troverà sul tappeto con la testa sfondata. L'inserviente che verrà alle 8 di sera a chiedermi se voglio del cognac del cinquantasette, non sentendomi rispondere, chiamerà prima il mio caro Eno (che oggi non ho contattato né invitato qui) come da me disposto, e non trovandolo perché si sarà già scopato una e poi fatto come una spugna per darci dentro ancora, chiamerà la polizia lasciandole l’onore di farmi rivivere nella leggenda. In effetti, si sentirano probabilmente le solite stronzate, che era il solito sosia mitomane mentre quello vero si è ritirato a vita privata in un ranch nel New Jersey, e qualcun altro lo ha visto contemporaneamente a Tokyo, a Ground Zero e a parlare con la salma di Fidel. Che credano quello che vogliono, vivo o morto, non fa alcuna differenza.
Ho sempre amato i motel. Non ci sono i soliti stronzi che fanno domande giù nella hall, anzi, la discrezione fa sì che spesso i clienti ritornino. Nessuno pensa che ci possa essere un Eric Savarn fra loro, men che meno che abbia comprato la suite ad angolo al sesto piano, che dà sulla piazza. Nessuno pensa che l’ho scelta perché sono nato in questo stesso mese del sessantuno, come recita la targhetta dietro la porta. Anzi, un giovane pazzoide occhialuto una volta lo scoprì: quando si presentò, entusiasta della scoperta, mi fece pena, ma lo ammirai perché nella vita non aveva fatto altro che seguire la sua follia. Tuttavia dovetti far dire a Eno che qui non c’era nessun Savarn. Chi mi riconosce nonostante - o forse ringraziando - i Rayban neri e il cappello da becchino, si stropiccia gli occhi senza il coraggio di parlare, qualcun altro grida il mio nome e cognome, che ormai non uso più - sentirlo nemmeno mi fa voltare - riferendosi senz’altro al vecchio mago della Stratocaster ES4 personalizzata e distortissima che ha dopato centomila pazzi la sera prima, di certo non a me. Gli amici infatti mi hanno sempre chiamato il Lungo e chi non mi chiama così, di me non sa un cazzo. Però, nella loro innocenza, ci hanno beccato su una cosa: questi due demoni stanno in un corpo solo. Oggi è un bel giorno per morire.
Per tutto il tempo, ho girato in questo pianetino alla luce o all’ombra. Voglio dire, c’ero, non c’ero, all’ombra sì, sotto la luce anche, ma tutte e due le cose mai, mai che si incontrassero una volta. Una vuole il Lungo, l’altra vuole Eric. Ci sono insetti da scansare o insetti da mangiare. Bocche da evitare, bocche da spingere nei pantaloni, bocche da ascoltare. Poi c’è questa finestra, e tutta questa gente sotto che attraversa la piazza e va dappertutto. E ognuno di loro timbra, lavora, timbra, torna. Cos’ha dalla vita? Spiccioli, e un calcio nelle palle di tanto in tanto. Ma cammina con la schiena dritta. Sa vivere per sé stessa. Il Lungo invece vive per Savarn. Ma tra un po’ Savarn sarà dimenticato. Senza di lui, Eric è fottuto. Dove vado io? Come faccio a timbrare o a ciondolare un altro giorno qui? Non so nemmeno se sia più umiliante o più difficile. Io davo il cambio a me stesso per non pensare... Ho tutto, e tutto non conta più. Ho scritto a Eno di cercarsi un buon ragazzo per fare cantare il nostro vecchio Peavey da 250 Watt. Lui capirà e forse piangerà. Ma andrà avanti.
Non ho voluto registrare questo messaggio vocale. I Black Ravagers non muoiono mai.




sgocciolato da: Dax82 alle ore 13:17 | link | commenti
categorie: allo specchio, tensione, ematicamente, --- tutta la prosa ---

coffee break :)

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