Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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domenica, 08 giugno 2008

Catene




Scandisco i ceppi
fra mura d’antracite
come rosari.

Scalpello mari
con volto cieco, e sordo
ne fingo il suono.

Scende un ricordo
che mi apre al vento incauto
cui mi lasciai,

e sparge il grano
posato nell’arrocco
dei tuoi granai.

Ti amo e vedo
timoni derivarmi
sempre più piano.

Lo saprà il tempo
che cosa sia realmente
starsi lontano:

mi resta in mano
un calice d’assenzio
e lede i fianchi

ogni divincolo
tentato nel silenzio
dacché tu manchi.




Slave by ~Shinohoshi
martedì, 27 maggio 2008

L'abitudine



Di strada in strada
è lento lo spiraglio
che sbreccia ad ammortare
l'iterazione degli atti.
Sullo schiocco delle ossa
dimenate allo spasmo,
col vischio dei ragni
-a ruote poligonali-

è un giorno scalzo
e placide tenaglie
sgombrano i bulbi
a questi occhi smessi:
futile si fa la luce
nelle pupille
che sbucano rigide
dall'angolo in penombra

-mi osservano il pianto-

Improvvisiamo arrovellati
i nostri volti ad un tratto,
saccheggiando avanzi di rosa
laddove anche l'alba
sconvolta
ripiega la fame
sul piatto gravido
dei venti in tempesta
al primo intreccio
dei calici nuziali,
brulli di parole

-il morso del silenzio-

E quello spirito d'immenso,
nei bruschi brillamenti
del brio
scomposto?

Lei resta ad un passo,
veglia nell'oltre
presso l'uscio dei vigneti
acerbi.

Cosa ci conduce
a sfinire i rumori?
Dove posa il coraggio
di tornare indietro
per noi ubriachi
di uno sprazzo di sole?

-L'abitudine si spezza-

nella liturgia del tempo
dove non ci batte mai
l'ora del tramonto.



Dax82 & Keishia



 

venerdì, 23 maggio 2008

Libeccio



Incensato da un sospiro
era il passante nero della luna.
Un baleno in cui la brezza
di pensiero appreso
intero
consegnava il petto a un’illusione
in fuga.
Un intreccio di mani abbacinava,
rastrellava gli intenti
fra l’essenza, aromatica e nuda,
parimenti sul sangue
caldo batteva un vento di libeccio.

E mi sobbalzi sulle onde lunghe
la gracile chiatta, che avanza
di irrisorie, tenaci giunzioni -
greca di un intendimento
immersa nell’ustorio,
audace sentire.

Adulato da uno sguardo
era il lato di un'interna vita
oscuro...
e come sospirava il nostro petto
scopertosi in vetrina,
in balìa sull’osceno del mare
aperto! L’illusione
più pura
ci coglieva da dietro, sul sangue
caldo un languore ci arrise
e ci sospinge un vento di libeccio
leggero

cui tu desti nome
‘fortuna’.






bamboo Raft by ~oohaysue @ deviantart.com
sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:05 | link | commenti (5)
categorie: canti universali, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
giovedì, 10 aprile 2008

Inspiritus




immagini da deviantart.com



Siedi. Qui non c’è.

Ora è, di espellerti fuori:

ugole, timpani prima

non siano pregni linguaggi

né cavi. Ma foschi

rumori.


Chiudi gli usi. Fronde

fuse fanno l’aria

in membrane fiati

di meduse. Quel suono

non si ode in frasche oltre

uguale. Ma si stana

dagli adesso stronchi

vapurei tuoi espiri

larghi. Distanti.

E tutto è un richiamo

serico filante

di giri, usci,

calli oscuri connessi,

basite emanazioni.

Silenzi.


Torna. L’asperso ti squinterna

adesso. Stringi l’esempio

saggiato, e pensa

a terra, dove un punto

rammenda il suolo fra l’erba.

Vedi? Non serve che tu

cerchi, si riversa

di termiti bianche:

seguitano senza dissensi,

aghi le une, le altre.

Le senti, per questo è segnale

a loro largo e presente

del tuo violante stormire:

rilasciale, o lasciale piano

abituare.


Scala i verdi all’ocra. C’è, vicino,

un secco di libera foglia

che ha scelto radici ai rami

nutriti per nutrire. E ancora porta

sulla scorza dura di lontane

conchiglie

la proporzione

di dio, l’oro di phi.

Il testo. L’ombelico.

E tutto è un disegno

fatico di cori, e viaggi

lividi, colori immersi,

linfatiche stazioni.

Parole.


Ovunque è.

Ogni grano più tenue

parla di te, e non te n’eri

arreso. Schiudi i pori.

Degno sui nudi

steli, in spirito contieni

ora il senso

dei rumori.

 

 


sgocciolato da: Dax82 alle ore 14:33 | link | commenti (3)
categorie: canti universali, mystica et profana, --- tutta la poesia ---
venerdì, 28 marzo 2008

Levogiro


(a Lisa Morpurgo,

geniale donna e scrittrice,

Maestra dell'astrologia italiana ed europea

a 10 anni dalla sua scomparsa)



Certo.


Puoi dimenare le ciglia su nuraghi,

pelle dagli scardini che mostri un pure

acerbo desiderio di lidi migliori.


Questo milituncolo per una goccia

di nerume, scaverebbe

fogge periptere all'equatore,


ci ammarterebbe tutti.


Levogira resta la giostra

del nostro

geoide


e nike nudità nella vita

che come cloroformio breve

usa la ragione, e come diga


fragile, quando


non come sprone! Da cui

ci si confina in riserva, nativi.

Nella foga una pendice rossa


svapora inosservata lungo il giorno:

non c'è ritorno per noi stronzi,

fiamma di vespro resta la giostra


e nube ad est la penna.


Votati allo scambio del senno, dei poli,

degli infanticidi in differita

con gli aborti delle matriarche,


aspettiamo che meteore e non acque

acide piovano per inversirci

e spenti soli aspettiamo


in disparte.

 

 



domenica, 16 marzo 2008

L'animaLe cura

 





L’animaLe cura.



Parole non conosco

per riaverti, in volto,

detersa; portarti

in ceppi, a lenti passi,

volente sulla soglia

di un dono di pace: ho solo

una sferza, una lingua

per dare e non dire,

per dare e lenire

ferite.


Così, non lacrimare

latte di ortiche, dai seni

rinsecchiti: di fasi,

conversano i mesi,

alterne

in cui ci puniremo

distanti. E ci feriamo sempre

quando il buio è un tempo fitto,

fecondo, come infanti

di fiere affamate e insonni.


Ma la cura animale

sfila rosari di frasi

taciute, abbozzate

da esotiche tribù dove nudarsi

è prassi e non c’è io

e tu, ma larve di suoni, di case

senza padroni, e una giada

di sale, come foglie, fonde

attriti in un solatio,

lavico mare.


E c’è una scatola alle spalle

di questi bracieri

dormienti

ma pronti ad accendersi

quando decidi che i miei sguardi

dei tuoi sono degni, dimostri

di volere affacciarti

a questo vergine pugno di terra

che la mia pelle con sforzi

al tuo cospetto rinserra;


quando inattesi, nelle malsane coltri

fuligginose dell’esperienza

s’addentreranno due raggi, con essi

un provvido sereno, e coglierai

da me quel frangente di arcobaleno

che posso e i profondi recessi

di un mondo nascosto,

chiesa,

muto chiostro

di sperdute vestali,


atteso verrà il tempo di pace

e silenzi, in cui sarai

Demetra di mietitura

per quel vessato pugno di terra

dura, sarò trebbiato e sarai

con me disfatta e nuovamente

pura. Sapendo

che la guerra

è la nostra misura, non contare

queste ferite. L’anima le cura.


Parole non ricordo

per riaverti, nel cuore,

bambina; portarti

gaudente sui selciati,

in braccio, a passi e stenti,

a giocare coi sassi: ho solo

giardini di baci, una lingua

per dare e soffrire,

per dare e carpire

silenzi.

 


 

 

Dario Rizzo.





venerdì, 29 febbraio 2008

La Perfezione



Antonio Canova, Ninfa Dormiente (marmo)



Mi annido nella cellula natale,
mi cercano nei templi e nei castelli,
invano in cose eterne, in corpi belli:
mi amate. Sono tutto il potenziale.

Di me la sola scia resta sul mondo
nei sogni, nelle ardite fantasie.
Mi cantano infinite melodie:
guardate, sono un genio moribondo.

Illumino la giovane innocenza,
adombro la realtà con l’apparenza,
son l’alba ricongiunta con la sera;

e chi diffida della mia esistenza
sa poi di non poter restare senza
un dubbio, un’illusione, una chimera.


da "Il calore sugli spigoli" (di Dario Rizzo), Edizioni del Grifo

sgocciolato da: Dax82 alle ore 02:49 | link | commenti (7)
categorie: canti universali, parnaso e classicismi, --- tutta la poesia ---
lunedì, 25 febbraio 2008

Canto druidico, alla Grande Madre delle divergenze



(Erta incorpori i suoi germogli:

dentro di noi, forte dell’incompreso, vieni…)

Decàde vibrando ascesa;
eletta natura,
alla moltitudine invenuta in pietra,
rivela:

– Illimitati ceppi, vidi,
tornate di luce e fioriture;
da mani incuranti mi stilli
ignara dilezione dei tuoi figli.

(Frondi agli estatici in puri
gemiti e innati bisbigli…)

Radiante baccanale, inala
alla progenie, scoperta senza freni,
introversa al canto dei doveri
unici, e scatena:

– Da qui, dipartite forzate:
sollevàti all’amplesso dei rami,
accorrerete ai miei richiami
per poi prendere il largo ancora.

(Avvinci ad un tale stellato connubio
d’ogni sentiero, beata ed ambita dimora!)

Manchevole e ineguale prole,
presto internamente avversa,
ma in punto di commiato stretta;
intrisa per lo sforzo - divino dolore -,
Madre delle nostre divergenze,
esalta ed aliena:

– Una tacita veglia esorta;
rammenta ad ogni respiro
a chi si dispera, a chi esulta,
che il limitar del cammino
a me sola, a null’altro riporta.

(Eterna ci assorbi e repelli,
al tuo Soffio, all’unisono, replican tutti.
Tutti, nel tuo segno, nemici e fratelli.).



Da "Disperata Speranza", Dario Rizzo, 2003.
sgocciolato da: Dax82 alle ore 14:25 | link | commenti (1)
categorie: canti universali, mystica et profana, --- tutta la poesia ---
mercoledì, 06 febbraio 2008

Al Nadir



Sgradite eliofile all’oste nostrano,

s’apriranno incerte le mani quando

un muto piomberà di luci, quando

rese le terre al rancido, al digiuno

di opache iridi e livide, quando

neppure l’indaco di un terso fascio

dissiperà le pile dello schianto

che abbiamo fatto. Timide le mani

e inoperose per troppe insabbiate

di sole sbarreranno le falangi

di scatto, l’impeto d’ira fermando,

quando nel fasto della notte quando

chiari in un cieco indifferente e stanchi

all’anima saranno i rei silenzi,

i vani accorgimenti ed attardati:

brandendo sogni come lame in fiore,

senza colori e pelli marceremo

uniti all’estremo come guerrieri,

come guerrieri dell’arcobaleno.



Il primo contributo poetico. Spero che la mia scelta sia di vostro gradimento. I commenti sono ben accetti.

 

sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:00 | link | commenti (3)
categorie: canti universali, --- tutta la poesia ---

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