Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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martedì, 24 giugno 2008

(senza titolo)


[-Come una puttana svenduta
arranco la notte
sui marciapiedi di terra
e di sangue rappreso a
cui predicare il silenzio
e l'infettivo pensiero
che mi vomitasti addosso
nelle ore di letto e dolore-

gratto con l'unghia
quel destino che mi fa zavorra
ed ansima sul petto

-perdo il desiderio
ad ogni sportello che tonfa
come accetta sul tempo-

se fossi più rosa
sarei la spina che sul palmo
segue la linea di una vita
putrefatta da lacrime
se fossi meno dolente
crederei nelle tue illusioni
rendedole mie
in questa danza di ossa
e preghiere-]

Usando le speranze a lungo
scucite di scurume agli enzimi
redivivi, nutro la morte
delle mie, ti squamo come
arnese di bilanci e di rese
nel crogiolo di epidermica
fiacchezza, che inonda
il debito ai primi stenti.

Vesto la voglia di un clangore
alieno che non meriti ma ti
si aggrappa, dissodando i nervi

-la perpetuazione
va svanendo dell’atto ma più
del motivo-

Come un officiante aduso
alla sua messa nera
potrei estinguermi di soli rimorsi,
stilettando le reliquie del tempo
terminato, nell’indecenza,
nel cieco bagliore di un godere che non
viene, ma si allontana ad ogni
fiaccola accesa, come un fottuto spettro
nello strapparsi apparente della sera.

Morfea77 [] + Dax82


 
lunedì, 16 giugno 2008

Tra le gambe il sole



Il lungomare stava
come una lunga leccata sul muro.
E come giechi col sangue all’aria
frastagliavamo, a colpi
di coda, l’azzurro.
Nella spezzata neoclassica,
le tue gambe statiche si erano riempite
di sole, fino a montare la luce,
il sudore come un risorgimento
di passione e digiuno.
Non c’era quasi il coraggio
di rendersi la pariglia degli sguardi.
Ma tra un fiotto e l’altro
di caldo fosco sulla mente
avresti chiamato amore
anche un passante, uno insulso
come me...

Attraverso lo sterno la lancia affilata
del tuo liquido sguardo
mi ha perforato il costato
come un peccato invocato, una voglia
liberatasi con frenesia
dalle catene del mio ventre, aperto
a nuove fertili lune.
Cavigliere berbere tintinnavano
demoni e magie
incrociate in una morsa per adorare il sole
quando tu ti chinasti su di me
e nel mormorarti all’orecchio ti voglio
mordevo la tua spalla con un grido.
Nell’oscillare sull’abisso della piccola morte
stretta nelle bende crudeli del piacere
confusi i sensi nel tuo odore di uomo
mi sono perduta nel calore fosco
della tua vita che mi bruciava dentro

e ti ho chiamato amore...




Dax82 + M0rgause


sgocciolato da: Dax82 alle ore 22:36 | link | commenti (3)
categorie: collaborazioni, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism
martedì, 27 maggio 2008

L'abitudine



Di strada in strada
è lento lo spiraglio
che sbreccia ad ammortare
l'iterazione degli atti.
Sullo schiocco delle ossa
dimenate allo spasmo,
col vischio dei ragni
-a ruote poligonali-

è un giorno scalzo
e placide tenaglie
sgombrano i bulbi
a questi occhi smessi:
futile si fa la luce
nelle pupille
che sbucano rigide
dall'angolo in penombra

-mi osservano il pianto-

Improvvisiamo arrovellati
i nostri volti ad un tratto,
saccheggiando avanzi di rosa
laddove anche l'alba
sconvolta
ripiega la fame
sul piatto gravido
dei venti in tempesta
al primo intreccio
dei calici nuziali,
brulli di parole

-il morso del silenzio-

E quello spirito d'immenso,
nei bruschi brillamenti
del brio
scomposto?

Lei resta ad un passo,
veglia nell'oltre
presso l'uscio dei vigneti
acerbi.

Cosa ci conduce
a sfinire i rumori?
Dove posa il coraggio
di tornare indietro
per noi ubriachi
di uno sprazzo di sole?

-L'abitudine si spezza-

nella liturgia del tempo
dove non ci batte mai
l'ora del tramonto.



Dax82 & Keishia



 

sabato, 24 maggio 2008

Ergastolo d'amore


E assicurate le cuoia
intorno alla scure adusa
e rossa, mi facevo
fodero di morte, frivolo voto
d'amore per un boia.

[Un cenno
e la scure si farebbe cura
disegno atteso
nell'adunca notte di miele
che tarla le labbra e le ore]

Tu sai a cosa è valso
esitare nel colpo: la sentenza
di grazia è nel rimorso,
la colpa non rimargina, alpiù
consuma.

[Lenta e audace
corrode esofago e ventre
si fa contorta parola
e piallata sicurezza
che ormai ha tutto confuso]

Lasci la gola intera. E non c'è onore
sulla tua lama trattenuta,
riposta: ti avevo promesso
la luna, e nessun cuore
era a timone del vascello.

[I mari sanno tacere e imbrunire
sanno diventare belva
e calma apparente
mentre ciò che sfuggì alle dita
fu catturato da reti bucate]

Sono pronto a pagare
senza la fine del tempo
a conforto: resti cicatrice
aperta, regnante di una notte
nuova, e resistente al giorno.

[Da leccare e sagomare
lenire e dorare
da vivere e infliggere
mentre lo sterno
si squarcia e geme]

Impressa porterò negli occhi
la runa del fallimento.
Sapevo che eri troppo
più vasta del mio cielo
e di sbagliare come alibi

ho scelto.


Dax82 & [Morfea77]


Love prison by ~TheOceanKing

sgocciolato da: Dax82 alle ore 20:10 | link | commenti (4)
categorie: collaborazioni, ematicamente, --- tutta la poesia ---
domenica, 20 aprile 2008

Forme di fiato




[Ci sono forme di fiato

roridi filtraggi di luce

sedimentare nell’alba


|| Presta la memoria

nel segregare le membra

dal cinguettio bellico -

dal traffico inurbano -

sembra || Si apre a tenui sfili

e  strappi - farraginoso -

un tepore breve

dipanato da rocche:: corpi

ancora ansanti di cera

stesa in risacche di umidi

e  profusi inviti... ||


la mia pelle ti cerca

avanza nelle cuspidi

di questa notte che si fa inizio.

Sento ancora quelle dita percorrermi

lavarmi di piacere

nell’attimo poco prima del sonno

-e si fa giorno

sull’inchiostrata avarizia di labbra-]


Morfea77 e Dax82


sgocciolato da: Dax82 alle ore 18:23 | link | commenti (6)
categorie: collaborazioni, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism
lunedì, 24 marzo 2008

Placenta


art by federico bebber


In conversione di brama

eseguo ellissi di gorgheggi

nel tuo diaframma che s’apre

alla mia fame


           Vampe di sorsi

          inchiodate alle spalle

          echeggiano la tua furia

          d'incesto ai miei tracolli


Croste distoliche

appese alle ruggini

del tuo respiro

crude lingue

a distogliermi i sensi


          sgrattandole attingi

          alle viscere salienti

          come brame incubate

          in vitro cavo

          renitente


Sono la placenta

che distrae la tua fame

unto pensiero di parole

banchetto delle tue paure


          Assurgo a fioretto

          che infilandoti percuote

          l'attesa tua cronica abiura

          del mio gravare spento

 

 

Morfea77 ~~~ Dax82


sgocciolato da: Dax82 alle ore 12:45 | link | commenti (2)
categorie: collaborazioni, tensione, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism
giovedì, 13 marzo 2008

In morte di Cheope





immagine dal web. idea di merry1319


Cantaci o Iside
della ballata delle cime sacrali;
da lontano come dall’alba al tramonto
cantaci il loro tempo
denso sulle pareti come l’olio
che cola caldo
di respiro appannato e calore
 
“Vi è stato un tempo cieco
ove incasellato a piastre un cielo
nel ventre del niente, si è andato
a posare uno spazio che a piedi
umani non fu destinato. E vi canto,
ancora dopo fregi estinti e steli
sgomente, ai bisogni un palazzo”
 
o di come dentro i loro ventri
l’urlo e il rimbombo dell’acuto
- suono perpetuo della voce solenne
di un faraone morto sotto la sabbia -
strillava al mondo tremando
suntuosamente
dall’oltretomba
 
“sì, del verdetto, che rendesse omaggio
onesto al suo viaggio nello specchio
di stelle, un baluginìo silente
di un fato al ruggente silenzio
costernato, nel sempre di un limbo
in cui pur nel vespro di dio non venne
del sole un addio, ma un commiato”
 
Perché pendente forza sudava
grondante di prismi d’affanni
e il mistero di secoli
nascosti alla mente romantica
e alla ragione cinica
gridava ancora pacato
dall’ignoranza di una specie
 
“che immemore, incerta e poi muta
resta di fronte a quella mai defunta
e strenua lealtà per gli ideali,
di fronte a un amore trasceso
che immenso addita il sereno,
come faro lasciato da una mente
geniera, per mostrare le Sue ali”
 
Cantaci o Iside
delle imponenti imprese gaudenti.
Canta dei volti solenni.
Canta del sangue lasciato
sui gradoni ordinati,
sulle effigi scavate,
sulle statue innalzate
 
“e della geometria di sogni che non siete
nell’ardire di replicare, lenti
come il vizio cangiante delle polveri
rosso e ardenti … Toccando più e più
segni, trasuda gemente
un’eco di speranza e tormento,
venti votati all’immenso che fu”
 
Canta del colore degli ori
e del bianco delle cime sacre;
esprimi il folgore dei tuoi canti mistici
e libera dal manto dorato
l’odore di sabbia e
di loti bruciati dal rosso
pregnante del sole splendente,
 
“di lacrime di stasi, e gioielli
sparsi come semi nel fango
prospero di vita e fiele, sparsi
glifi di un godimento stanco,
aurea nudità di pretese: incanto
che l’aria rimonda e trattiene,
trattiene come riti in caldo, canterò
 
Sui flussi del Nilo placato
ondeggia ancora quell’anima
che rialza scostante lo sguardo...
E mira l’altezza delle sue tombe,
percorre la linea di due zampe protese,
riposa sul dorso scolpito, poi segue
le ombre e ritorna negli inferi.
 
“io vidi, sunto del suo potere e ingombro,
quel candido imponente, leggero
canto di luce. E lui passa sul ponte,
fiero fra le anime caduche e un cielo
eterno di fiaccole e notte: dimore
di cui fu per il suo regno terreno
vate, e testimone per il nuovo impero
 
Cantaci o Iside dell’ultimo
sogno di Ra,
e di come protese le mani
ai suoi figli accodati
tutti
a bere assetati
dolce miele dalle sue dita.
 
“Io vi canterò anche dell’alba,
del nutriente per i sogni umani,
del raggio iridescente della vita
che sorse benché pigra fra gli strali,
soli a pregare la secca solare
per il raccolto parco che berrà
lontano dall’euforia del mare”
 
e di come finito il disegno
del mondo
e del tempo a ponente e a levante
lasciò incurante ed esausto
la Sua firma divina
in un tramonto dorato
come l’ultima parola sul tutto.
 
(Fluttua, ancheggia, annaspa, lo sguardo,
e il giorno eterno si tesse
di sudori miraggi ipnosi e
pensieri d’arché: una promessa
inocula in essi, il Disco, e nella pace
galattica dove Cheope trova ed ascolta
l’eterno ritorno dell’uguale).
 
merry1319/Dax82
giovedì, 06 marzo 2008

Anime inchiodate



http://www.lazyclan.com/foto/eros.jpeg

Io e te
donna e uomo.
due cuori, due corpi.
magia e inquietitudine.

    Calice e lama,
    incastro di solitudini,
    una pelle, un solo spirito
    tu e io.

Fammi donna tu che sei
la mia tentazione, la mia forza
sei l'amore, l'estasi
sei tempesta per i miei
slanci infiniti.

    Meta mondana e giaciglio
    del mio schianto acquatico,
    sei porto al cuore gravido,
    spolvera l’uomo sopito,
    esca dei sensi in fiamme.

Due anime inchiodate
dalla purezza e dall'amore
io e te.

    Due vie per l’orizzonte,
    tracce di sogno e passione
    fuggiaschi noi.


romanticaperla & Dax82
sgocciolato da: Dax82 alle ore 10:26 | link | commenti (1)
categorie: collaborazioni, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---

coffee break :)

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