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Una rassegna di haiku realizzata dal sito di Altramusa in cui campeggia il mio contributo... (Ingrandire per visualizzare meglio e usare il cursore azzurro in basso per navigare nel minibook)
Una grande antologia, un'iniziativa di beneficenza: da non perdere


C’è del sangue intorno a te. Sangue dappertutto. Non ti muovi, e non mi aspetto che tu lo faccia. Sembra che ti abbiano massacrato, tolto la vita. Oppure che tu abbia fatto questo a te stessa. O ancora, sei sconvolta, perché tu l’hai sottratta a qualcun altro. Ma anche se non ci vediamo da quasi un anno, ti conosco troppo bene, e so che non ha senso. E se non ha senso, se non hai commesso omicidio, se non ti sei fatta da parte, allora forse hai commesso un morticidio. Hai generato la vita.
E’ strano come la nascita e la morte affoghino nello stesso patimento scarlatto e infiammato. Il circolo, all’insegna della violenza, si apre e si chiude, il pianto è un dovere per entrambe, e ogni volta è la stessa emozione unica, come unico, irripetibile è l’evento. Tu rischi di sacrificarti, e tante donne hanno perso la scommessa e la perdono ancora. E tutto perché? Per una briciola? Una scommessa ancora più ardita? Il tutto per tutto per niente? No, io sono un maschio, e questo non lo capirò mai, nemmeno dopo avere diviso il tuo cammino per cent’anni. Tu conosci il senso della vita, della perpetuazione della sofferenza. Esso si nutre della tua armonia, che passa attraverso mesi, anni in cui la vita ha desiderato il tuo amore, la tua generosità senza confini, si è nutrita della tua brama, e tu hai nutrito il futuro della sua. Fino a oggi, il giorno della verità. Il giorno zero. In cui tutto è chiaro, limitatamente alla nostra vista.
Guardi quella briciola respirare il mondo, il mondo che le appartiene, ignara del sorriso di estranei, e capisci che la biologia ha compiuto la sua missione, è andata. No, affatto. E’ appena iniziata, e la speranza affilerà le unghie ferine. Alla nuova vita e alla vecchia. Perché tutto vada come deve. Che senso ha continuare in tutto questo. Non tutto fornisce delle risposte, non tutto necessita delle domande. Il senso è il verso? Di certo è un verso unico, irripetibile, violentemente bello. Sta nel punto e nel circolo. Guardi quella briciola piangere del tuo pianto, calmarsi della tua calma, adeguarsi alla tua forma, camminare al tuo fianco, parlare in tua vece quando tu non lo fai, portando il segno sul rigo dei tuoi pensieri, andare con la sua dolce metà oltre il tuo steccato per dare un’altra pedalata al mondo, e capisco perché nel tuo pianto c’è un principio di sorriso. Sei semplicemente felice. Io sono un maschio, e questo non lo capirò mai a fondo. Ma guardo il sangue del tuo sangue, l’immenso potenziale agitarsi come una centrifuga nel suo corpo, il principio dell’eterno nella più gracile delle manifestazioni del mondo, e capisco che in quel momento, se tutto va bene, ti sei resa immortale, hai replicato la Volontà. La vita ti ha vinto, tu hai vinto la morte. Non solo ha senso, ma a questo senso, che non sai bene cosa sia anche se ora lo conosci meglio di chiunque, hai dato addirittura un nome. Per me può bastare così. Resto con le mani a conchiglia, sulla soglia del mistero per riceverne una briciola. Mi senti dire solo: “Così sia”.


Ho promesso con te
di fare il lavoro sporco di Dio,
portarti in cielo
per un istante di tempo infinito.
Una luce rossa e una croce greca
dallo Stinger mirano al tuo petto vivo:
lo seguo quando sfatta posi
nel letto già spento che si fa sicura,
quando schizzi nella gravida fretta
di Milano con identica attitudine.
Ma non posso staccarti
i miei sogni dal corpo
inerme. Ho promesso
di portarti un metro oltre
l'attico delle mie attese,
suprema vetta di quando preda
depredi della grazia
e resta un timore avvinto alla resa.
Come se ancora tu non fossi a tiro,
latita lo sparo. Vorrei soltanto
sbagliare lontano con te
vicino. Avessi il cuore
di ucciderti per certo punterei
al mio deforme cranio d'assassino,
spargendomi nella breccia
di ruvore fatta avvezza, gentile.
L'indice tace... Tu sei
il solo motivo ed io
il morto che cammina,
infermo nell'ironia
di un girone d'inferno
ad un piano di ascensore dal paradiso.
Non aver paura, amore. Ho promesso
che ti porterò via da questo cielo
di lacrime, perché, nella mia mira
migliore, altro per noi non vedo
che questo
destino.


La tecnica del conflusso.
Ammissibile solo in poesia, non credo sia una tecnica mai usata in modo sistematico, forse perché difficile da gestire. Inoltre, se ripetuto, questo meccanismo altera la costruzione dei versi e delle frasi e ha delle interessanti conseguenze.
Consiste nell'attribuire un doppio valore a un termine dal punto di vista grammaticale, sintattico o del periodo. Questa figura retorica è in alcuni casi detta "anfibologia".
Qualche esempio: Il fuoco consuma legna si fa cenere nel camino. "legna" può essere visto come complemento oggetto della prima e soggetto della seconda proposizione al tempo stesso (caso sintattico, il più semplice). la tenda azzurra color cielo la casa. "azzurra" può essere visto come aggettivo o come voce del verbo “azzurrare” (caso grammaticale, richiede parole che si prestino al doppio uso o qualche artificio letterario). E' infine possibile anche usare congiunzioni o avverbi con una forma ambigua. Uso il pc e la tv non mi fa compagnia. Se ci si fermasse a "tv", la frase avrebbe un altro senso, affine ma non uguale, e con la versificazione non punteggiata, i due sensi possono essere sovrapposti (caso del periodo). Tutto questo per arricchire di significati i versi e condensare la scrittura.
Il risultato è un torrente di concetti, un unicum che può quasi svincolarsi dalla punteggiatura.
Ho chiamato questo artificio 'conflusso' perché le frasi fluiscono insieme lungo il testo, e perché le parole, per così dire, doppie o ambigue, sono i punti di confluenza di queste frasi, un punto breve in cui queste si confondono. Credo che questo artificio sia interessante per gli effetti che produce. Quello che segue è il mio primo esperimento, in cui sono presenti anche varianti a quanto su riportato. Ho indicato le parole di collegamento fra underscores.

_Scoppi_ approcci di combusta
resina snocciolano
imponderabili
_lingue_ smanianti
irretiscono l’indomito
_animo_
venti nel dì_ossido_
lancette pirografiche, uno
_scolo_ il quadro
patema di incontrarti
_sùbito_ ti bussa
alla _porta_ ammanigliate
leve scarlatte chiazze
di _sangue_ evidenzia
la tua pelle _altrimenti_
bianca
incalza la _caduta_
non è che spatola di_rami_
ruggini di_mora_ di attardate
sedotte interiora e_mani_
sbavature.
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