Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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mercoledì, 06 maggio 2009

La macchia



Una chiazza d’orzo fa mostra

di sé poco fuori dalla tua coscienza:
ne sorridi e ti lascio prigionia.
Da un taglio di vetro si specchia
la tua innocenza netta a prospettiva
fosca dei monti d’Albania
da Otranto, mentr’esco di casa
fresco di cielo e tentennante,
di lei chiederò oggi alla neve pietosa
che lasciano procaci sull’ammattonata
come benvenuto i fiori stanchi del pesco.
Chissà se era questo
che voleva la tua vita quando liscio
crebbe il suo germoglio nella mia...
e cadono pacati i fiori intanto,
su questo mondo, monetine ai mendici:
arriva un giorno in cui di colpo ti vesti
e ti sembra l’amore una macchia
sposa ostinata della tua camicia.
Della tua vita il meglio non conosco
ma ne divido la via come viene:
ha per terra un candore rosa.
Che il suo fatuo sorriso
privo di suono ci rappresenti
perché noi liberi fra le catene
siamo di bere, distrattamente,
e di fermare anche i momenti?




sgocciolato da: Dax82 alle ore 12:07 | link | commenti (10)
categorie: allo specchio, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
mercoledì, 15 aprile 2009

Mi illudo di conoscerti




Mi illudo di conoscerti
dal fuoco liquido che inizia al mistero
vitale e vitalizio,
quando volente preda delle rettili Erinni
saggio la tua conversione smaniosa
del dolore in amore.
E mi illudo di capirti
attraverso quella tregua del pensiero
che investe la lingua in un baciare
da torrente promesso al precipizio,
sola via per un invito
a nutrire i sensi di parole rinnovate
ma figlie di un linguaggio dionisiaco, smarrito,
quei sensi su cui il buio fa chiarezza
insperata di acuti
che balbettano alla prima nettezza di luce
affidando ben presto al mio senno
solo un’insulsa parodia di te.


sgocciolato da: Dax82 alle ore 18:45 | link | commenti (3)
categorie: allo specchio, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
lunedì, 02 febbraio 2009

Forme



Allo sprazzo dei contorni
una gravità di strade,
orografia di monti:
prova di un costrutto
tra il vuoto le tue forme.

Non alito di vista
ma sapienza di te.

Nelle sinapsi azzurrano
curve di luce muta
baluginare a celle,
solo un brulichio di pelle
dalle dita già scrutinio.

Evanescenza di segni
ma disegno di te.

Balcone sul nulla infinito
un'oscurità tramuta
tracce di tangenti
e tocchi dentro la mente
ogni istante, di continuo,

solo notte contro il viso
ma profuma di te.



blind love by *TristanGreer

sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:53 | link | commenti (6)
categorie: stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
martedì, 08 luglio 2008

Laudemus la vida


Laudemus la vida ma chère,
lasciamo termarsi il sudore
a perle come nebbia, sulle réveries
borghesi, più gradita. Non seppi
salutare ignota, inarrivata,
lei problematica metam
orfica, ferma per una goccia sul ciglio
- piena carità - delle tue labbra.
So praise life, dea burrosa
sgambata
di valli e vette vivide e vibranti…
c’è un sole che spesso e nolentieri
c’inseppia i paesaggi: avrebbe fatto
brogli per lasciare un segno
sulla tua bellezza - ma era solo
scenografo, ed io la sua mano di fuoco,
l’ardimento incauto di Prometeo.
Neanche in te superba c’era affinità
ormai con la tanto cercata,
con un sorriso che già dentro
di gusto rideva. Oh sentimento-
burrasca, focaia d’inespresso,
quanto ci fa difetto la poesia!
Laudemus questo strano paradiso
in miniatura, querida,
and heart by heart let always celebrate
scheggiata regina d’ambra,
di lacca che se n’è venuta,
mendica dei nostri mulinelli di mango,
col muscolo cinto e borchiato di buoni
intenti,
duro d’incidenti per non avere altre
perdite di latte dal désir de sang. Blanca
è l’esperanza che tanto e volentieri
non si guarda per non disegnare
crepacci sul suolo e decessi ante mortem,
ma s’abbiglia di sembianze d’acqua
genuine. Quella rimaneva sacra
come un mito, sì, celato a forfait
nei folti denari delle autoreggenti.
Siamo uomo o donna, e l’infimo lo grida
al grande vacuo sordo, all’unto
dell’argilla: abbiamo sporto gli occhi
nel varco di Montale,
senza tocco e fumo, né cenno d’artificio?
Di deludermi tu non aver paura
né l'impellenza d'essermi stupenda:
il piacere, lo sgomento, intride le stelle…
Guarda che manto, chirurgico prodigio
per noi sovranità buffe, ignoranti!
È lei, per caso, ad attenderci
indispettita
con in mano la scure?
Così la profano
tradita con le tue
vestigia,
porgendo una minuta nudità indivisa
di sogni,
sul suo cupo e sperduto altare.
Semper laudetur la vida bonita!
Per questo ti prego, mi preghi,
portiamoci via
da qui.
Praise felicidad chez les moments,
poi ricordali amor mio, come se mai
l’avessi cercata, ed essi tutti forse
saranno
perfetti.



Jacques, a Sophia
giovedì, 26 giugno 2008

Gamma piatta



C’è gamma piatta.

Arruffato, il ciuffo di un pennello
non sa più frastagliare il fremito
che saettava poco addietro sulla spina.

Accade quindi
che l’oltremare metta ancoraggio
sulle gambe aggravate,
che il magenta delle creste di gallo
dia appena un senso al capriccio
delle folate:
non servirò di nuovo come sparviero
a ravvivare la preda nella caccia;
non ha eco il suono del tuo godimento
che ancora m’intrattiene fuori
dalle mura del presente immediato.

Muovendo all’inverso del tuo sentiero
spietrato,
rincaso alla miseria di quel
me stesso, stanca di conoscersi
fin sui capelli,
di recidere l’esile filo di vetro
a vincolo d’ogni disegno creduto.

Quando affondi i tuoi misteri
nel buio, sono urne di polvere versata,
si estinguono le tinte, la certezza del certo.

E c’è una tela ad attendermi, lacera e fallata.




hermit part1 by ~moonjava
domenica, 08 giugno 2008

Catene




Scandisco i ceppi
fra mura d’antracite
come rosari.

Scalpello mari
con volto cieco, e sordo
ne fingo il suono.

Scende un ricordo
che mi apre al vento incauto
cui mi lasciai,

e sparge il grano
posato nell’arrocco
dei tuoi granai.

Ti amo e vedo
timoni derivarmi
sempre più piano.

Lo saprà il tempo
che cosa sia realmente
starsi lontano:

mi resta in mano
un calice d’assenzio
e lede i fianchi

ogni divincolo
tentato nel silenzio
dacché tu manchi.




Slave by ~Shinohoshi
martedì, 27 maggio 2008

L'abitudine



Di strada in strada
è lento lo spiraglio
che sbreccia ad ammortare
l'iterazione degli atti.
Sullo schiocco delle ossa
dimenate allo spasmo,
col vischio dei ragni
-a ruote poligonali-

è un giorno scalzo
e placide tenaglie
sgombrano i bulbi
a questi occhi smessi:
futile si fa la luce
nelle pupille
che sbucano rigide
dall'angolo in penombra

-mi osservano il pianto-

Improvvisiamo arrovellati
i nostri volti ad un tratto,
saccheggiando avanzi di rosa
laddove anche l'alba
sconvolta
ripiega la fame
sul piatto gravido
dei venti in tempesta
al primo intreccio
dei calici nuziali,
brulli di parole

-il morso del silenzio-

E quello spirito d'immenso,
nei bruschi brillamenti
del brio
scomposto?

Lei resta ad un passo,
veglia nell'oltre
presso l'uscio dei vigneti
acerbi.

Cosa ci conduce
a sfinire i rumori?
Dove posa il coraggio
di tornare indietro
per noi ubriachi
di uno sprazzo di sole?

-L'abitudine si spezza-

nella liturgia del tempo
dove non ci batte mai
l'ora del tramonto.



Dax82 & Keishia



 

venerdì, 23 maggio 2008

Libeccio



Incensato da un sospiro
era il passante nero della luna.
Un baleno in cui la brezza
di pensiero appreso
intero
consegnava il petto a un’illusione
in fuga.
Un intreccio di mani abbacinava,
rastrellava gli intenti
fra l’essenza, aromatica e nuda,
parimenti sul sangue
caldo batteva un vento di libeccio.

E mi sobbalzi sulle onde lunghe
la gracile chiatta, che avanza
di irrisorie, tenaci giunzioni -
greca di un intendimento
immersa nell’ustorio,
audace sentire.

Adulato da uno sguardo
era il lato di un'interna vita
oscuro...
e come sospirava il nostro petto
scopertosi in vetrina,
in balìa sull’osceno del mare
aperto! L’illusione
più pura
ci coglieva da dietro, sul sangue
caldo un languore ci arrise
e ci sospinge un vento di libeccio
leggero

cui tu desti nome
‘fortuna’.






bamboo Raft by ~oohaysue @ deviantart.com
sgocciolato da: Dax82 alle ore 11:05 | link | commenti (5)
categorie: canti universali, stranizze d amuri, --- tutta la poesia ---
martedì, 29 aprile 2008

Il cecchino


Ho promesso con te

di fare il lavoro sporco di Dio,

portarti in cielo

per un istante di tempo infinito.


Una luce rossa e una croce greca

dallo Stinger mirano al tuo petto vivo:

lo seguo quando sfatta posi

nel letto già spento che si fa sicura,

quando schizzi nella gravida fretta

di Milano con identica attitudine.


Ma non posso staccarti

i miei sogni dal corpo

inerme. Ho promesso

di portarti un metro oltre

l'attico delle mie attese,

suprema vetta di quando preda

depredi della grazia

e resta un timore avvinto alla resa.


Come se ancora tu non fossi a tiro,

latita lo sparo. Vorrei soltanto

sbagliare lontano con te

vicino. Avessi il cuore

di ucciderti per certo punterei

al mio deforme cranio d'assassino,

spargendomi nella breccia

di ruvore fatta avvezza, gentile.


L'indice tace... Tu sei

il solo motivo ed io

il morto che cammina,

infermo nell'ironia

di un girone d'inferno

ad un piano di ascensore dal paradiso.


Non aver paura, amore. Ho promesso

che ti porterò via da questo cielo

di lacrime, perché, nella mia mira

migliore, altro per noi non vedo

che questo

destino.

 

 


sgocciolato da: Dax82 alle ore 14:07 | link | commenti (4)
categorie: stranizze d amuri, ematicamente
mercoledì, 23 aprile 2008

Il precettore e il cartiglio

 

deviantart

Fresca goccia d’ambrosia baciata
dall’Occhio in estasi di Ra.
Ho trovato il tuo Vero Nome
inciso. Ne erano custodi
croniche polveri bionde
presso le ludiche rive del Kagera.

Ho affrescato il Ramesse del Sole
all’ombra in cui si gongolava,
onesta, la tua bellezza regale,
poi fra le crune degli ankh
i raggi di una luna eterna
nella tua pelle di sacro serbata.

Ho ammirato il tuo potenziale
in un cartiglio caduto alle grazie
delle sabbie di Abu Simbel.
Ma ero solo uno scriba,
nel tuo Regno antico un braccio
di indurito e magro valore.

Torno a cederti la postera vita,
mia Regina, Voi capirete:
se l’anima sopravvive,
il mio destino è seguire un nome,
quella firma non ancora sbiadita,
una promessa scalpellata in cuore.

Un giorno forse
rinascerò Ramesse
e sarò lì ad attendere
con in mano quella stessa
argilla di passione,
lì, dov’era concessa

un’ora di volo ai tuoi calzari,
per liberarti al seguito
delle mie scostanti,
scolastiche parole,
tu così tanto più amata
di un’allieva, Nefertari …

 

coffee break :)

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