Dario in breve

Utente: Dax82
Nome: Dax82
Un vulcano, un albatros, una spugna, una carovana nel deserto, una molla, una carezza sulla schiena, una lacrima, una spada ferma nel fodero, un messaggio in bottiglia, uno sparo nel sonno, una vocazione morale, una scintilla elettrica, una prospettiva alternativa, un respiro trattenuto, un caleidoscopio, sono cose che mi rappresentano bene, ciascuna a suo modo.

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giovedì, 08 gennaio 2009

Pensieri sparsi 1



Bambini ventenni con la barba vaga
al vago rattoppo dell’ego
sotto i sassi del sesso,
non so se ci avete fatto caso,
ma non servono le calibro nove,
è vostra la strada
fin dove l’occhio vede.
Abbiate nella vostra sacca
scriteriata di allocchi
il quadrifoglio vincente
con la testa su entrambe le facce
prima che questi uomini morali
e sognatori
(i vostri genitori)
abbiano sparso tante parole
e nascosto troppe croci.
sgocciolato da: Dax82 alle ore 13:59 | link | commenti (3)
categorie: allo specchio, tensione, satura, --- tutta la poesia ---
martedì, 24 giugno 2008

(senza titolo)


[-Come una puttana svenduta
arranco la notte
sui marciapiedi di terra
e di sangue rappreso a
cui predicare il silenzio
e l'infettivo pensiero
che mi vomitasti addosso
nelle ore di letto e dolore-

gratto con l'unghia
quel destino che mi fa zavorra
ed ansima sul petto

-perdo il desiderio
ad ogni sportello che tonfa
come accetta sul tempo-

se fossi più rosa
sarei la spina che sul palmo
segue la linea di una vita
putrefatta da lacrime
se fossi meno dolente
crederei nelle tue illusioni
rendedole mie
in questa danza di ossa
e preghiere-]

Usando le speranze a lungo
scucite di scurume agli enzimi
redivivi, nutro la morte
delle mie, ti squamo come
arnese di bilanci e di rese
nel crogiolo di epidermica
fiacchezza, che inonda
il debito ai primi stenti.

Vesto la voglia di un clangore
alieno che non meriti ma ti
si aggrappa, dissodando i nervi

-la perpetuazione
va svanendo dell’atto ma più
del motivo-

Come un officiante aduso
alla sua messa nera
potrei estinguermi di soli rimorsi,
stilettando le reliquie del tempo
terminato, nell’indecenza,
nel cieco bagliore di un godere che non
viene, ma si allontana ad ogni
fiaccola accesa, come un fottuto spettro
nello strapparsi apparente della sera.

Morfea77 [] + Dax82


 
lunedì, 23 giugno 2008

La stanza di Savarn



(Avviso: il brano ha un contenuto esplicito)

Motel de la Plaza, suite 618, ore 14:54 di un giorno d’agosto. Diario vocale di Eric.


Anche questa Nancy... no, deve aver detto Jessy... comunque se n’è appena andata. Da come faceva ballonzolare il suo culetto alto, raccolto e molto meno coperto di come ce l’aveva mia sorella all’età del punk che forse è la sua stessa, dal fatto che è uscita dalla porta saltando e sorridendo con le lacrime agli occhi ad almeno venti centimetri sopra il tappeto, direi che le è piaciuto parecchio e che dopotutto ho ancora qualche colpo da sparare anche a luci spente. Forse le ha fatto male, ma chissene importa... non le capiterà mai più di farsi il chitarrista dei Night Ravagers, e vivrà nel sogno tutta la vita, nel sogno le sembrerà che sono il più grande amatore e uomo del mondo con l’arnese più grande dell’universo, eccetera, eccetera. Vantaggi dell’essere Eric Savarn, certo, ma soprattutto un mucchio di balle. In ogni caso, per oggi meglio che non chiedano permessi speciali per questo e per ogni altro genere di ‘autografi’, perché temo che le manderò al diavolo anche se sono belle come il peccato. Oggi la storia mi troverà sul tappeto con la testa sfondata. L'inserviente che verrà alle 8 di sera a chiedermi se voglio del cognac del cinquantasette, non sentendomi rispondere, chiamerà prima il mio caro Eno (che oggi non ho contattato né invitato qui) come da me disposto, e non trovandolo perché si sarà già scopato una e poi fatto come una spugna per darci dentro ancora, chiamerà la polizia lasciandole l’onore di farmi rivivere nella leggenda. In effetti, si sentirano probabilmente le solite stronzate, che era il solito sosia mitomane mentre quello vero si è ritirato a vita privata in un ranch nel New Jersey, e qualcun altro lo ha visto contemporaneamente a Tokyo, a Ground Zero e a parlare con la salma di Fidel. Che credano quello che vogliono, vivo o morto, non fa alcuna differenza.
Ho sempre amato i motel. Non ci sono i soliti stronzi che fanno domande giù nella hall, anzi, la discrezione fa sì che spesso i clienti ritornino. Nessuno pensa che ci possa essere un Eric Savarn fra loro, men che meno che abbia comprato la suite ad angolo al sesto piano, che dà sulla piazza. Nessuno pensa che l’ho scelta perché sono nato in questo stesso mese del sessantuno, come recita la targhetta dietro la porta. Anzi, un giovane pazzoide occhialuto una volta lo scoprì: quando si presentò, entusiasta della scoperta, mi fece pena, ma lo ammirai perché nella vita non aveva fatto altro che seguire la sua follia. Tuttavia dovetti far dire a Eno che qui non c’era nessun Savarn. Chi mi riconosce nonostante - o forse ringraziando - i Rayban neri e il cappello da becchino, si stropiccia gli occhi senza il coraggio di parlare, qualcun altro grida il mio nome e cognome, che ormai non uso più - sentirlo nemmeno mi fa voltare - riferendosi senz’altro al vecchio mago della Stratocaster ES4 personalizzata e distortissima che ha dopato centomila pazzi la sera prima, di certo non a me. Gli amici infatti mi hanno sempre chiamato il Lungo e chi non mi chiama così, di me non sa un cazzo. Però, nella loro innocenza, ci hanno beccato su una cosa: questi due demoni stanno in un corpo solo. Oggi è un bel giorno per morire.
Per tutto il tempo, ho girato in questo pianetino alla luce o all’ombra. Voglio dire, c’ero, non c’ero, all’ombra sì, sotto la luce anche, ma tutte e due le cose mai, mai che si incontrassero una volta. Una vuole il Lungo, l’altra vuole Eric. Ci sono insetti da scansare o insetti da mangiare. Bocche da evitare, bocche da spingere nei pantaloni, bocche da ascoltare. Poi c’è questa finestra, e tutta questa gente sotto che attraversa la piazza e va dappertutto. E ognuno di loro timbra, lavora, timbra, torna. Cos’ha dalla vita? Spiccioli, e un calcio nelle palle di tanto in tanto. Ma cammina con la schiena dritta. Sa vivere per sé stessa. Il Lungo invece vive per Savarn. Ma tra un po’ Savarn sarà dimenticato. Senza di lui, Eric è fottuto. Dove vado io? Come faccio a timbrare o a ciondolare un altro giorno qui? Non so nemmeno se sia più umiliante o più difficile. Io davo il cambio a me stesso per non pensare... Ho tutto, e tutto non conta più. Ho scritto a Eno di cercarsi un buon ragazzo per fare cantare il nostro vecchio Peavey da 250 Watt. Lui capirà e forse piangerà. Ma andrà avanti.
Non ho voluto registrare questo messaggio vocale. I Black Ravagers non muoiono mai.




sgocciolato da: Dax82 alle ore 13:17 | link | commenti
categorie: allo specchio, tensione, ematicamente, --- tutta la prosa ---
lunedì, 24 marzo 2008

Placenta


art by federico bebber


In conversione di brama

eseguo ellissi di gorgheggi

nel tuo diaframma che s’apre

alla mia fame


           Vampe di sorsi

          inchiodate alle spalle

          echeggiano la tua furia

          d'incesto ai miei tracolli


Croste distoliche

appese alle ruggini

del tuo respiro

crude lingue

a distogliermi i sensi


          sgrattandole attingi

          alle viscere salienti

          come brame incubate

          in vitro cavo

          renitente


Sono la placenta

che distrae la tua fame

unto pensiero di parole

banchetto delle tue paure


          Assurgo a fioretto

          che infilandoti percuote

          l'attesa tua cronica abiura

          del mio gravare spento

 

 

Morfea77 ~~~ Dax82


sgocciolato da: Dax82 alle ore 12:45 | link | commenti (2)
categorie: collaborazioni, tensione, --- tutta la poesia ---, hedonism-eroticism
domenica, 09 marzo 2008

La ballata del tradimento


idea di xXAlessandraXx (GRAZIE!)
immagine dal web




Tornerai per vendicarti;
sarò proprio su quel treno,
già sicuro di fuggire;
mi vedrai dormir sereno,
con la rabbia che t’assale,
lo scompartimento pieno:
tornerai per farmi male.


Ma sarai ben soddisfatta
della mia arrendevolezza;
non ti voglio persuadere:
non un bacio, una carezza
scambierò per la mia vita,
spara con dolce freddezza,
hai il grilletto tra le dita.

Questo treno sola andata
corre dritto al compimento
se giustizia sarà fatta...
Per un tuo risentimento
sarà rigido l’inverno,
ma più forte è il tradimento
nel soggiorno giù all’inferno!

coffee break :)

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